USA incastrati tra dazi e controversie, l’Europa riprende la scena | Weekly AI

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USA incastrati tra dazi e controversie, l’Europa riprende la scena | Weekly AI

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La settimana segna un rinnovato protagonismo dell’Europa nei dibattiti sull’intelligenza artificiale. Complici le incertezze finanziarie innescate dai dazi di Trump, le big tech statunitensi sembrano guardare con maggiore interesse – o meglio, con maggiore urgenza – al vasto mercato europeo. Forse il panorama americano si sta facendo troppo turbolento persino per le aziende AI (lo stesso Musk ha cercato di dissuadere Trump dai suoi esperimenti “geo-economici”). Di certo, gli sbalzi finanziari stanno rallentando i piani di Microsoft, che fino a poco fa puntava con decisione sui data center, capisaldi della nuova strategia del gruppo. Ora, invece, emerge una nuova prudenza che costringe Nadella a rivedere la rotta.

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È Anthropic a incarnare il segnale più evidente di una virata del blocco californiano verso l’Europa: l’azienda fondata dagli Amodei nomina un nuovo Head of EMEA e apre oltre cento nuove posizioni tra Regno Unito e Irlanda, a partire dai centri già attivi a Dublino e Londra. La Commissione europea coglie il momento e ufficializza il suo piano per una leadership globale nell’AI: fabbriche di intelligenza artificiale, Data Lab, Gigafactory, formazione e supporto al reclutamento per PMI, startup e realtà emergenti nelle tecnologie di frontiera. Un piano ambizioso che punta a ribaltare la narrazione: da un’Europa che rincorre a una che guida la corsa all’innovazione.

C’è poi chi, con l’Europa, mantiene una relazione complicata. È il caso di Meta, che nonostante il recente sbarco europeo di Meta AI, incontra difficoltà nel lancio del nuovo pacchetto LLama 4. Per i suoi modelli restano in vigore restrizioni sul continente che mettono seriamente in discussione la legittimità della definizione “open”.

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Dall’altra parte dell’Atlantico, negli Stati Uniti, si respira un certo disordine anche sul piano istituzionale e giuridico. Un giudice federale stabilisce che la causa intentata da Elon Musk contro OpenAI verrà discussa in un vero processo con giuria. Altman, da parte sua, controquerela Musk per una “campagna di molestie” e intanto investe nella startup di cybersicurezza Adaptive Security. Ogni occasione sembra buona per le sue mire espansive, tanto che anche un accordo con Tinder – per un gioco che mette alla prova le abilità di flirt degli utenti – suona come un pretesto per raccogliere nuovi dati.

Degni di nota anche i movimenti di chi prepara la concorrenza del futuro. Mira Murati, per esempio, amplia l’organico della sua nuova startup Thinking Machines Lab (già popolato da ex fedelissimi di Altman) con due nuovi consulenti provenienti da OpenAI e punta a un round di finanziamento da 2 miliardi.

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La compravendita di esperti AI somiglia ormai al calciomercato. A restituire il clima di pressione è una vicenda raccontata da Business Insider che riguarda Google e in particolare il suo distaccamento britannico. Big G viene criticata per la pratica della “non concorrenza aggressiva”. In pratica Google paga gli ex dipendenti pur di non farli lavorare per aziende concorrenti (anche fino a un anno), ostacolando così l’accesso alle migliori menti da parte dei rivali.

Alphabet, casa madre di Google, finisce sotto i riflettori anche per la raccolta dati: emerge infatti che la sua azienda di guida autonoma, Waymo, utilizzerà le immagini catturate dalle telecamere dei robotaxi per addestrare modelli di intelligenza artificiale.

Anche Meta deve gestire nuove controversie negli USA. L’ex direttrice Sarah Wynn-Williams – già nota per il suo libro-denuncia Careless People – testimonierà al Congresso americano su come l’azienda avrebbe aiutato la Cina nello sviluppo dell’AI fin dal 2015. Un’accusa pesante, che potrebbe compromettere la posizione già altalenante di Zuckerberg nello scenario americano.

A capitalizzare sul caos generale è Amazon, che rafforza il posizionamento del suo marchio Nova con il lancio di un nuovo modello video di alta qualità e coerenza, oltre a un simulatore vocale di ultima generazione. Nova si configura ormai come il ChatGPT o Gemini di Amazon: un ecosistema destinato a crescere. Cresce, del resto, anche l’AI nel suo complesso. L’AI Index Report 2025 dell’Università di Stanford fotografa l’evoluzione globale del settore: nel 2024, il 78% delle aziende ha adottato soluzioni di intelligenza artificiale, segno di una società sempre più permeata dalla nuova tecnologia.

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Tuttavia, in alcuni settori le resistenze restano forti. Ne è prova la vicenda che vede protagonista Jerome Dewald, imprenditore 74enne di New York, che ha cercato di difendere la propria posizione in una causa legale ricorrendo a un avvocato-avatar generato con l’AI. Il giudice ha interrotto bruscamente l’udienza, dando forma concreta a una delle tensioni più profonde nello sviluppo dell’intelligenza artificiale: il divario tra vecchie istituzioni e nuove possibilità tecnologiche.



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