Siamo in una bolla AI? Per la maggior parte degli esperti è incontrovertibile, mentre altri sono dubbiosi. Alcuni, invece, sottolineano che si tratta di una bolla finanziaria e non tecnologica. Ma quando scoppierà? Esploderà o si sgonfierà? Quanto impatterà sull’economia globale? E cosa resterà del mercato dell’intelligenza artificiale?
Per (tentare di) capirlo, abbiamo interpellato cinque esperti del settore che, grazie ai loro background variegati, possono leggere il momento storico che stiamo vivendo da punti di vista differenti. Un mosaico di prospettive che offre una visione ad ampio spettro e che ci permette di unire i puntini.
Gli esperti intervistati
Alec Ross

Alec Ross, autore bestseller globale e Distinguished Professor presso la Bologna Business School, durante l’amministrazione Obama è stato Consigliere per l’Innovazione del Segretario di Stato, Hillary Clinton. Oggi, è Board Partner presso Collective Global e membro dei consigli di amministrazione di aziende nei settori della tecnologia, della manifattura, dei media, dell’educazione, del capitale umano, della salute e della cybersecurity.

So che i catastrofisti aspettano con impazienza un qualsiasi calo dei titoli legati all’AI per poter proclamare che è una bolla e dire che avevano avvertito tutti. Ma a meno che tu non sia un investitore attivo, conta poco. E anche se ci fosse una bolla, sarebbe nelle valutazioni, non nell’uso.
Il paragone con la dot-com bubble dei primi anni Duemila è fuorviante. A differenza della fine degli anni Novanta, la crescita della capitalizzazione di mercato negli Stati Uniti oggi riflette anche l’aumento degli utili, non solo l’espansione dei multipli. E mentre allora gli investimenti in infrastrutture di fibra ottica superarono di gran lunga la domanda di internet, la richiesta di GPU oggi supera di molto l’offerta. Nvidia non riesce a stare al passo con la domanda di capacità di calcolo generata dall’AI.
A questo si aggiunge la velocità dell’adozione. Nell’ottobre del 2025 si stima che circa un miliardo di persone nel mondo abbia utilizzato modelli linguistici avanzati. Nell’ottobre del 2024 la stima era di circa 500 milioni di persone. Il ritmo di crescita è immensamente più rapido rispetto a quello del web negli anni Novanta.
In breve, l’AI sta trasformando l’economia degli anni Venti molto più velocemente di quanto l’internet abbia trasformato l’economia degli anni Novanta.
Per questo, l’analogia storica più adeguata potrebbe essere con le ferrovie del XIX secolo, non con le telecomunicazioni degli anni Novanta. Gli enormi investimenti attuali nei data center somigliano agli investimenti nelle ferrovie di 150 anni fa. E qui sta il punto: due cose possono essere vere allo stesso tempo. La costruzione delle infrastrutture necessarie per l’AI può essere economicamente trasformativa quanto lo furono le ferrovie, e nel frattempo possiamo comunque attraversare una o più correzioni di mercato nel percorso verso l’adozione generale.
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Luciano Floridi

Luciano Floridi, filosofo dell’informazione tra i più influenti al mondo, già professore di filosofia ed etica dell’informazione a Oxford, oggi insegna a Bologna e ha una cattedra all’Università di Yale, dove dirige anche il Digital Ethics Center. Da quest’anno è anche presidente della Fondazione Leonardo. Autore, tra gli altri libri, di “Etica dell’intelligenza artificiale” e “La differenza fondamentale”.

Mi sembra strano che qualcuno possa negare l’esistenza della bolla. La bolla nasce dal divario fattuale tra gli enormi investimenti legati alla produzione di AI e l’acquisizione dei prodotti. Il venture capital continua a crescere mentre l’investimento industriale cresce molto più lentamente. Questo gap lo chiamiamo bolla: uno spazio che sta crescendo senza un chiaro ritorno sull’investimento. Il ROI non è affatto chiaro. A un certo punto qualcuno vorrà vedere che cosa è stato fatto con tutti quei miliardi, ma nessuno sa quando avverrà.
La bolla si sgonfierà se gli investimenti del venture capital diminuiscono gradualmente mentre quelli industriali salgono. Il mondo comincia a comprare AI, produce un po’ di meno, investe meno nella creazione e molto di più nell’acquisizione. La bolla si sgonfia gentilmente e tutto rientra nella normalità.
Il timore è che questa bolla continui a crescere e che questa rivoluzione industriale così profonda richieda non mesi ma anni, o addirittura decenni. Se guardiamo alla stampa e all’elettricità, hanno richiesto decenni per essere assorbite. Se il mondo del business richiederà anche solo 5-10 anni mentre l’investimento di venture capital vuole un ritorno in mesi, la bolla scoppia. Al momento i rischi sono enormi.
Al piccolo investitore consiglierei di fare attenzione a non bruciarsi con il fiammifero in mano. È come passarsi il fiammifero di mano in mano: sappiamo tutti che tra un po’ ci brucerà le dita, ma acquistiamo e vendiamo nella speranza di non essere noi a pagare per lo scoppio della bolla. Comprare Nvidia oggi si può fare, l’importante è vendere tra qualche mese. Un po’ di cautela farebbe bene a tutti. Dobbiamo sostenere molto di più gli investimenti in acquisto.
Ha più somiglianze che differenze rispetto alla bolla delle dot-com. Se dovesse scoppiare, probabilmente seguirà lo stesso andamento: distruggerà moltissimo, brucerà miliardi, molte aziende spariranno, ma emergeranno alcuni colossi, come successo con il dot.com.
Abbiamo però elementi diversificanti. Per prima cosa, conosciamo già quello che è successo, un po’ di storia aiuta. Digitalmente parlando, siamo un po’ meno ingenui.
C’è però una grande differenza negativa. Il dot.com ha creato investimenti infrastrutturali con durata temporale molto più lunga. Fibre ottiche, satelliti, data center invecchiavano meno velocemente. Il nostro data center oggi, costruito per gestire l’AI, ha un bisogno di rinnovazione molto più veloce. Questi miliardi dovranno avere un ritorno in tempi ridotti. Sono differenze culturalmente buone, ma tecnicamente più pericolose, dovute alla rapidità di invecchiamento dell’investimento in corso.
*Estratto della nostra intervista a Luciano Floridi:
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Raffaele Gaito

Raffaele Gaito è un imprenditore digitale, esperto di intelligenza artificiale, divulgatore e formatore che aiuta aziende e professionisti a comprendere e utilizzare l’AI in modo pratico e consapevole. Con una formazione da informatico e un approccio multidisciplinare, attraverso il suo canale YouTube (190.000+ iscritti), podcast, workshop e IA360, Gaito rende accessibili i concetti complessi e supporta concretamente chi vuole applicare l’AI nel lavoro quotidiano.

Sì, una bolla c’è. Ma è una bolla finanziaria, non tecnologica. Gli investimenti pompati, le valutazioni fuori scala, i progetti senza fondamenta: questo è lo scenario che rischia di esplodere. Ma non confondiamoci. L’intelligenza artificiale non è una moda passeggera, è un cambio di paradigma. Quando una bolla scoppia, si porta via la fuffa, ma lascia in piedi quello che ha valore. È successo con internet: dalla bolla delle dot-com sono sopravvissuti e cresciuti colossi come Amazon, Google, eBay. Succederà la stessa cosa con l’AI.
Le aziende oggi devono farsi una domanda scomoda: sto costruendo sul clamore o sulla sostanza? Il consiglio è uno solo: prepararsi al dopo bolla lavorando su tre fronti. Primo, investire in formazione interna per comprendere davvero l’AI, oltre i titoli sensazionalistici. Secondo, sperimentare in modo concreto, con piccoli progetti ad alto impatto. Terzo, puntare su soluzioni che risolvono problemi reali, non su demo da salotto. L’onda della bolla si può cavalcare, ma è la solidità del surfista a fare la differenza.
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Simone Rizzo

Simone Rizzo è un AI engineer, cofondatore e CEO di Inferentia, azienda di consulenza specializzata in AI, e divulgatore scientifico nel campo dell’AI, nonché docente presso l’Università di Bologna. Esperto in intelligenza artificiale con una laurea magistrale ottenuta presso l’Università di Pisa, ha una solida esperienza come AI engineer nel settore della computer vision per veicoli autonomi e il suo lavoro si concentra sulla spiegabilità dei modelli e sulla privacy nel machine learning.

Stiamo vivendo esattamente quello che è successo con la bolla di internet: un momento di hype frenetico dove tutti stanno investendo soldi per la pura paura di perdersi la corsa (FOMO), ma lo stanno facendo spesso in modo errato, disattento e totalmente speculativo.
Per capire il livello di follia, basta pensare al caso eclatante di Builder.ai: hanno raccolto finanziamenti enormi dai fondi vendendo un’AI rivoluzionaria per costruire app… e poi si è scoperto che dietro non c’era nessun algoritmo magico, ma un “esercito” di 700 sviluppatori in India che facevano il lavoro a mano! Hanno letteralmente scammato investitori e clienti vendendo fumo (da $1.5 miliardi a zero in pochi mesi).
Ma se guardiamo ai giganti, la situazione è ancora più inquietante. C’è un grafico (vedi sotto, ndr) che parla chiaro: le Big Tech stanno facendo il “gioco delle tre carte”. Guarda le frecce: Microsoft, OpenAI, Nvidia, Oracle… si scambiano miliardi avanti e indietro. Io investo su di te, tu usi i soldi per comprare il mio Cloud o i miei chip, il mio fatturato sale e il titolo in borsa vola. È un sistema di vasi comunicanti creato apposta per inflazionare le stock e tenere alto l’hype, drogando le valutazioni di mercato.

Mettendo insieme queste due cose – scam sulle startup e finanza circolare delle Big Tech – si capisce esattamente dove siamo nel ciclo di vita: nel grafico sotto, siamo proprio nella parte di “find liquidity for everyone”. Siamo sul picco dell’illusione, dove si trova liquidità per qualsiasi cosa.

Cosa succederà? Semplice: la bolla scoppierà. Non sappiamo se fra 6 mesi o un anno, ma molto probabilmente accadrà presto. E lì ci sarà una “pulizia” necessaria: le aziende fuffa e gli scammer cadranno, esattamente come è successo col crollo delle dot-com.
Ma attenzione, ed è qui il punto fondamentale: scoppiata la bolla, l’AI non sparirà. Anzi, inizierà la vera fase di maturità. Rimarranno solo le aziende solide (quelle della linea arancione: “Value Creation”) e l’attenzione si sposterà finalmente dalla semplice performance alla Trustworthy AI, alla trasparenza e alla sicurezza.
Finirà l’era del “Far West” e si consoliderà una tecnologia affidabile, dove sapremo esattamente cosa succede dentro i modelli (“trasparenza”) e saremo protetti da rischi e allucinazioni (“sicurezza”). Sarà proprio su questi pilastri che l’AI diventerà lo standard in tutti i settori.
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Luisella Giani

Luisella Giani, laureata nel 2005 all’Università di Bologna con una tesi in intelligenza artificiale, si è concentrata sin dall’inizio della sua ricerca sui motori di ricerca semantici e ha maturato un’esperienza ventennale nel campo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Dopo aver lavorato per anni in Oracle e successivamente in Avanade, da aprile 2025 è VP Agentforce EMEA South & Emerging Markets di Salesforce.

Stiamo vivendo una fase di transizione naturale in un mercato che sta maturando rapidamente. I dati mostrano una crescita concreta e sostenibile: secondo IDC, la spesa globale in AI per il lavoro digitale raggiungerà i 3,34 trilioni di dollari entro il 2030, con un ritorno di 4,3 dollari per ogni dollaro investito. Non siamo di fronte a un hype passeggero, ma a una trasformazione reale e misurabile del modo di lavorare.
Siamo all’inizio di quella che possiamo definire l’Agentic Era: nei prossimi anni ogni azienda, in ogni settore, evolverà verso un modello di Agentic Enterprise, in cui agenti AI e persone collaborano in modo continuo all’interno dei processi core. Non si tratta solo di automatizzare ciò che già esiste, ma di ripensare radicalmente il lavoro, abilitando nuovi modelli operativi e nuove modalità decisionali.
Nei prossimi anni, passeremo quindi dalle prime sperimentazioni a un’adozione sistematica dell’AI. Il World Economic Forum prevede che il 69% delle aziende creerà nuovi ruoli grazie all’AI entro il 2030. In questo contesto, la vera sfida non è la tenuta del mercato, ma la velocità con cui le organizzazioni sapranno sviluppare le competenze necessarie. Chi investe oggi in AI literacy, reskilling e nella collaborazione uomo-agente costruirà un vantaggio competitivo duraturo.
In Salesforce questo cambiamento è già realtà: l’azienda è Customer Zero dell’Agentic Enterprise, applicando per prima i modelli agentici al proprio business e ripensando processi, ruoli e competenze grazie alla collaborazione tra agenti e persone. È questa esperienza diretta che consente di accompagnare i clienti in un percorso concreto, basato su piattaforme unificate, dati, metadati e agenti, trasformando l’AI da promessa tecnologica a leva strategica per la crescita.

Luisella Giani: “Come l’AI può supportare le aziende” | AI Talks #1
La prima puntata di AI Talks, il format di interviste…