📉 Da alcuni anni, in occasione delle trimestrali estive, il mondo finanziario del tech trema quel tanto che basta per riaccendere i timori di uno scoppio imminente di bolla.
⚠️ Quest’anno inizia la BCE a preparare il terreno, chiedendo piani “anti-attacchi AI” nel timore del caos finanziario. Segue la FCA britannica, che mette il focus su frodi e cyberattacchi. E anche l’ONU lancia un nuovo allarme globale sull’impatto sociale ed economico, ricalcato da una lettera aperta firmata da centinaia di esperti ed economisti.
📊 Intanto, un indicatore che sancirebbe lo scoppio più o meno imminente della bolla finisce sotto i riflettori. Si tratta del livello del CAPE ratio, che non è mai stato così alto: storicamente, non si tratta una notizia granché rassicurante.
💥 Dopo qualche giorno, ecco che arriva il capitombolo finanziario di IBM. Un episodio di enorme impatto per l’azienda (-25,2% in una sola seduta, il peggiore di sempre), che secondo alcuni conferma i sospetti. Tuttavia, ad analizzarlo racconta tutto meno che lo scoppio della bolla. L’azienda è inciampata in un errore di valutazione: le aziende clienti hanno deviato i loro budget verso hardware, server e potenza di calcolo AI, sottraendoli ai contratti di software base (i prodotti di aziende come IBM, appunto). Più che sancire un’incertezza del settore AI, dunque, il crollo finanziario dell’azienda ne sancisce la sanità.
🚀 La controprova è che nel frattempo aziende come TSMC e Samsung volano nei ricavi, entrambe con utili record (e la seconda progetta investimenti da 2 trilioni di dollari per dominare anche il mercato dei chip).
🔀 I segnali dal mercato rimangono contraddittori.
✂️ Aziende come Microsoft continuano a tagliare posti di lavoro pur di ottimizzare le risorse e investire di più in AI. Non avviene solo in occidente: in Corea del Sud si espande il primo grande sciopero (di 40.000 lavoratori) contro l’automazione AI di Hyundai. Vero è che, dall’altra parte, molte aziende frenano l’uso di AI a causa di costi dei token fuori controllo.
🎭 Meta è un esempio esaustivo dei controversi equilibri del periodo. Pur ammettendo che l’AI agentica cresce più lentamente del previsto, Mark Zuckerberg mira al raddoppio della capacità di calcolo (con la produzione di un chip proprietario) e pianifica la costruzione di un data center da 13 miliardi di dollari in Canada. L’azienda risulta però goffa nel dialogo diretto con il mercato: lancia Muse Image, un nuovo generatore di immagini AI con funzioni potentissime che fanno tremare la privacy, ma è costretta a ritirarlo dopo tre giorni su pressione di sindacati, Hollywood e associazioni per i diritti digitali. Come se non bastasse, fa scalpore la notizia che l’azienda utilizzerebbe l’AI per individuare i dipendenti malati e licenziarli.
🧠 Si alternano dunque investimenti sostenuti ai dubbi e a una certa stanchezza nella reattività dell’utenza, fiaccata forse da un uso generalizzato di AI che inizia a farsi massiccio e di difficile gestione personale (uno studio collega l’uso quotidiano di AI a un rischio maggiore di depressione e ansia).
🏗️ Guardare allo sviluppo delle infrastrutture è probabilmente un modo efficace per capire i posizionamenti del periodo.
🛑 Anthropic, sulla scia di Meta, affitta un data center in Kentucky per 19 miliardi in 20 anni ma in USA si inizia a respirare un’aria diversa attorno alle strutture energetiche. La repubblicana pro Trump Amy Kremer indice una protesta nazionale contro i data center e lo Stato di New York impone uno stop ai data center AI per un anno: è il primo Stato americano a farlo.
⚖️ Prendono forma dunque due moti contrapposti: uno economico e difensivo, che considera i data center quasi un assetto militare, e uno sempre più sensibile all’impatto sociale e ambientale.
🌍 L’urgenza dei primi è sempre tenere a bada le minacce geopolitiche. In Cina DeepSeek corre sull’autonomia verso un chip proprietario e Pechino valuta di limitare l’accesso dall’estero ai suoi migliori modelli. E anche dalla Russia, di solito piuttosto marginale, arriva una legge nazionale per modelli sovrani che riducano la dipendenza da colossi stranieri.
🇫🇷 L’area geografica che appare ricettiva sull’AI smorzando le tensioni è l’Europa. Dalla Francia arriva LLMD, software di una startup che sfida il monopolio di NVIDIA, mentre Mistral lancia il suo primo modello dedicato alla robotica, Robostral Navigate.
🇮🇹 E si contano segnali positivi anche dall’Italia: nelle scuole parte un nuovo piano triennale sull’AI e i dati dicono che il digitale cresce del 3,4% e vola a 84,4 miliardi di euro.
🌊 Non si pensi che il Continente Europeo sia meno strategico anche dal punto di vista infrastrutturale. Come ci ricorda il CEO di Mediterra Datacenters Emmanuel Becker, il Mar Mediterraneo, snodo di cavi sottomarini e flussi energetici, può essere considerato il polo sicuro dell’AI mondiale e il suo ruolo sarà sempre più centrale nel prossimo futuro.
⏳ È innegabile che l’AI europea, per via della sua conformazione, sembra meno esposta alle tensioni sociali e finanziarie rispetto agli USA o alla Cina. Paradossalmente, la lentezza che la contraddistingue inizia a sembrare un punto di forza.














