Lo spiritual-washing delle aziende AI (e altre notizie generative) | Weekly AI

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Lo spiritual-washing delle aziende AI (e altre notizie generative) | Weekly AI

Una notizia di grande impatto, questa settimana, è il rilascio del nuovo modello Small da parte dell’italiana Domyn (ex iGenius): dieci miliardi di parametri per un modello che vuole contribuire a rivoluzionare il settore europeo. Lo sviluppo dell’AI europea si concentra sempre più attorno al tema della sovranità dei dati in contrapposizione a un’America talmente presa dalla competizione da risultare disorientata.


Non a caso, in USA spicca Anthropic in modalità espansiva. L’azienda di Amodei non smette di accumulare accordi commerciali che, nell’insieme, delineano una strategia precisa: entrare in ogni settore regolamentato prima che lo facciano i competitor. Claude Enterprise è il segnale più esplicito: un’offerta costruita apposta per banche, assicurazioni, sanità e tutto ciò che vive sotto la pressione dei regolatori. Nella stessa settimana arrivano l’accordo da 1,8 miliardi con Akamai per risorse cloud, l’approdo su AWS con accesso unificato e persino un’incursione nel commercio: con Shoppable MCP si può comprare senza uscire dalla chat con Claude. Ma il lancio più rivelatore è Claude for Legal: l’AI “ufficiale” di Anthropic che funziona da infrastruttura di lavoro per gli avvocati.

Il tutto mentre il Pentagono, che ha formalmente bandito Anthropic come fornitore, continua a usare Mythos per proteggere le reti governative. Il CTO della Difesa Emil Michael ha lasciato intendere che la potenza del modello sulla cybersecurity è semplicemente troppo grande per essere ignorata. È la contraddizione più curiosa del momento, già tante volte descritta nelle scorse settimane: l’amministrazione che ha messo Anthropic in una lista nera non riesce a farne a meno.


OpenAI non è da meno sul piano delle mosse strutturali. The Deployment Company è una joint venture costruita per raggiungere le aziende a cui la company fa fatica ad arrivare con i canali tradizionali. L’obiettivo è lo stesso già inseguito da Anthropic con Blackstone: portare l’AI dove i consulenti entrano. Contemporaneamente Altman lavora sul fronte della sicurezza con Daybreak, l’AI che trova le vulnerabilità prima degli hacker, e fissa con Microsoft un tetto da 38 miliardi per la condivisione dei ricavi, un accordo che sancisce un ulteriore raffreddamento nei rapporti di forza tra i due. In generale, OpenAI non sembra soddisfatta delle sue partnership: lo dimostrano anche a le improvvise nuove frizioni tra OpenAI e Apple: OpenAI è delusa dai risultati ottenuti dall’integrazione di ChatGPT nei dispositivi del colosso di Cupertino. Le pressioni su Altman sono sempre maggiori, non passa giorno senza che nascano nuove sfide commerciali. L’ultima proviene da Thinking Machines Lab, che si candida a prossimo peso massimo: la startup di Mira Murati presenta nuovi modelli addestrati per rispondere in tempo reale.

Sullo sfondo, la sfilata di fantasmi giuridici continua: OpenAI è in causa per la sparatoria alla Florida State University e citata per la morte di un 19enne che ChatGPT non ha fermato dall’assumere un mix letale di farmaci. Due vicende diverse per dinamiche, identiche per il problema di fondo: chi risponde quando il modello influenza questioni di vita o di morte? Infine, Satya Nadella sarà chiamato a testimoniare nel processo su OpenAI sul ruolo fondativo di Microsoft. E Sam Altman si difende da Musk: “Ha abbandonato l’azienda quando era in difficoltà”. Oramai è quasi una telenovela.


Proprio Musk questa settimana gioca su più tavoli. Il più rilevante è sicuramente Terafab: 55 miliardi di dollari per un impianto di produzione di chip annunciato da SpaceX in Texas. Progetto che trasforma SpaceX in un potenziale competitor di NVIDIA nell’hardware. Nel frattempo il CEO di NVIDIA Jensen Huang vola a Pechino con la delegazione Trump (invitato all’ultimo minuto, a bordo dell’Air Force One) per un vertice con Xi Jinping che ha messo il futuro dei chip al centro della diplomazia globale. Mentre Huang era ancora in volo, gli USA autorizzano la vendita degli H200 a 10 aziende cinesi selezionate.


Google segue invece la scia dei data center orbitali, proprio con SpaceX: l’azienda è in trattative con la società per sviluppare infrastrutture da lanciare in orbita, il cosiddetto Project Suncatcher. Accordi di fattibilità, quelli tra le due potenze, che potrebbero orientare un mercato relativamente nuovo. Parallelamente, Alphabet emette obbligazioni in yen giapponesi per diversificare le fonti di finanziamento: un segnale che la corsa alle infrastrutture AI costa così tanto da richiedere mercati dei capitali non convenzionali. E poi c’è la storia di Gemini che gestisce un bar a Stoccolma, con risultati tragicomici. Il progetto firmato dalla vecchia conoscenza Andon Labs (già pupilla di Anthropic, nota per questo genere di sperimentazioni) e racconta bene la distanza tra promesse e realtà operativa dell’AI agentica.


Meta è ancora in acque agitate sul fronte europeo ma non rallenta. L’accordo che concede l’accesso gratuito a WhatsApp ai chatbot concorrenti per un mese è una tregua diplomatica più che una resa: Bruxelles ha ottenuto qualcosa, ma la partita è apertissima. Sul fronte prodotti invece Meta accelera: la chat segreta con l’AI su WhatsApp (nemmeno l’azienda può leggere le conversazioni) è una mossa che punta dritto alla fiducia degli utenti europei in un momento in cui Meta di fiducia ne ha poca. Dall’altra parte del ring, l’ex responsabile news di Meta lancia Forum AI con un obiettivo che sembra quasi una critica implicita al vecchio datore di lavoro: rendere i chatbot più trasparenti e obiettivi.


Sul fronte delle infrastrutture, i data center AI continuano a espandersi in modo sempre più aggressivo. Stanno invadendo l’America rurale: terreni agricoli trasformati in capannoni di server, comunità locali che si dividono tra i posti di lavoro promessi e il consumo d’acqua e di energia. In Kenya invece la catena si interrompe: il data center di Microsoft viene bloccato: avrebbe lasciato metà del paese senza corrente. Un limite fisico che l’industria globale dell’AI si trova ad affrontare sempre più spesso, e che nessuna narrativa sull’orbita riesce del tutto a far dimenticare. La corsa ai chip registra intanto un nuovo segnale di mercato preciso: Cerebras alza la fascia di prezzo dell’IPO a 150-160 dollari per azione, trainata dalla domanda.


La settimana è particolarmente ricca sul piano della governance e regolamentazione. La Commissione UE apre una consultazione pubblica sulla trasparenza dell’AI ed è in trattative (sul modello americano) con OpenAI e Anthropic per accedere ai loro modelli più recenti: una possibile prefigurazione per un modello di accesso regolato prima del rilascio pubblico. Gli USA sono già noti per pratiche di questo genere e un think tank rilancia proprio con un passo in più, e propone di sottoporre i modelli AI a controlli governativi prima di integrarli nelle funzioni pubbliche. Vista la situazione Mythos-Pentagono di questa stessa settimana suona quasi come una necessità beffarda. Dall’angolo più inaspettato arriva invece uno sviluppo sull’etica: OpenAI e Anthropic incontrano leader religiosi per studiare la moralità dell’AI e dare in parte una risposta alla scarsità di istituzioni credibili capaci di governare la tecnologia. Ѐ un trend nuovo, che potremmo definire “spiritual-washing”: la tendenza delle aziende AI a costruire una narrazione di sensibilità spirituale attorno alla propria tecnologia, strategia che sembra in verità rispondere soprattutto a logiche di posizionamento commerciale e reputazionale.


Sul fronte finanziario, SoftBank riduce del 40% il prestito pianificato a OpenAI per il timore dei creditori. Per quanto i grandi scommettitori sull’AI inizino dunque a dosare l’esposizione, SoftBank è contemporaneamente in trattative con il governo francese per un investimento da 100 miliardi in infrastrutture AI: le contraddizioni del settore, concentrate in un solo attore.
Il rischio bolla, insomma, rimane sempre in agguato.


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