L’Occidente tratta, la Cina gioca da sola. La notizia più rilevante della settimana è la tregua fra l’amministrazione USA e Anthropic, sancita con il via libera alla commercializzazione di Claude Mythos 5 a oltre 100 organizzazioni “fidate” (aziende, agenzie governative e partner strategici). Tuttavia le indiscrezioni provenienti da Pechino non possono esimerci dal porre l’attenzione sul versante orientale del mercato globale dell’AI.
Secondo diverse analisi infatti, la Cina ha scavalcato gli USA e ha preso il primo posto nella classifica di utilizzo di AI prodotta internamente. Per nove settimane consecutive i modelli di AI sviluppati in Cina hanno registrato il maggior numero di chiamate API a livello mondiale, superando quelli statunitensi grazie a prestazioni di livello e prezzi fortemente contenuti, e battendo il martello su quella che ormai sembra essere una strategia, forse vincente, di lungo periodo: eguagliare le prestazioni dei modelli occidentali ma proporsi sul mercato con soluzioni più economiche.
Oltre a questo, due nuovi modelli AI di fattura cinese hanno scosso i laboratori occidentali. Il primo LongCat-2.0, il prodotto del colosso Meituan, leader nelle consegne di cibo a domicilio, interamente su un cluster di 50.000 chip sviluppati in Cina a dimostrazione della crescita netta e costante dell’industria locale dell’AI cinese. Il secondo è GLM-5.2, prodotto dal laboratorio AI Z.ai, e capace, secondo alcune indiscrezioni, di superare nei benchmark persino Gemini di Google e preoccupare non poco i produttori di AI occidentali. Tutto questo accade dopo che la scorsa settimana l’azienda cinese 360 Security Technology ha annunciato di aver sviluppato una soluzione nazionale in grado di competere con Mythos di Anthropic.
La Cina prima nel mercato dell'AI: maggiore tasso di utilizzo e costi più bassi per sfidare gli Stati Uniti
Il fattore economico è determinante molte imprese non cercano necessariamente…
Sempre con lo sguardo a Oriente, la Corea del Sud, di certo non un alleato della Cina, annuncia un ambizioso piano industriale da 650 miliardi di dollari per nuovi corposi investimenti strutturali su chip e data center AI, cercando di confermarsi nel mercato mondiale come una nazione grande protagonista di innovazione.
Continua invece il timido e lento tentativo degli stati europei di costruire una dimensione di autentica autonomia strategica digitale e distanziarsi dalla dipendenza con gli Stati Uniti. Nel merito, dal governo austriaco arriva una proposta di carattere ambizioso e innovativo: ospitare Anthropic all’interno dei confini europei. L’obiettivo? Permettere all’azienda di sfuggire al controllo dell’amministrazione USA e poter sviluppare la sua AI in un territorio favorevole e godere dei vantaggi di avere in casa una delle principali e più autorevoli società AI al mondo, oggi al primo posto nel podio dell’IA.
Il Portogallo invece ha presentato Amália, il primo grande modello linguistico open source sviluppato specificamente per il portoghese europeo in grado di segnare l’ingresso ufficiale del Paese nella corsa continentale alla sovranità digitale.
Per l’Italia la notizia di maggiore rilevanza è l’interesse del conglomerato asiatico Kuok verso l’area a sud di Milano per la costruzione di un campus di data center hyperscale dal valore di 5,3 miliardi di euro e circa 300 megawatt di potenza. Un piano che, se dovesse andare in porto, potrebbe cambiare il volto della Lombardia essendo uno degli investimenti più grandi mai realizzati sul territorio italiano nell’era dell’AI, con importanti ripercussioni su consumo idrico e del suolo e tenuta delle reti elettriche.
Tiene invece, nel mercato dell’AI statunitense, il testa a testa fra Anthropic e OpenAI. Dopo i recenti risultati non entusiasmanti e il debutto altalenante della rivale SpaceX, OpenAI valuta di rinviare la sua quotazione in borsa al 2027 a causa di incertezze e fratture strategiche interne. Nel frattempo prova una strategia inedita e radicale offrendo al governo USA una partecipazione del 5% per ottenere il sostegno dell’amministrazione e partecipare attivamente al progetto di redistribuzione pubblica dei profitti generati dall’IA.
Anthropic, adeguandosi alla tendenza di mercato del momento, lancia il modello Claude Sonnet 5 caratterizzato da capacità agentiche senza precedenti e un prezzo da fascia media. Analizzando alcuni dati, sembra infatti che diverse aziende di tutto il mondo siano sempre più orientate verso soluzioni di AI meno costose e aperte dopo aver sperimentato difficoltà nel sostenere livelli di prezzo troppo elevati e poco sostenibili.
Sul versante aziendale emerge con rilevanza il fallimento di Ford nel progetto di automazione del controllo qualità. Dopo aver tentato di affidare le funzioni ad una serie di telecamere IA, l’azienda ha dovuto fare marcia indietro riassumendo 300 ingegneri umani per supervisionare l’attività e istruire i più giovani sulla professione. Sugli ingegneri punta anche Amazon, che crea una nuova divisione da un miliardo di dollari all’interno di Amazon Web Services dedicata agli ingegneri forward-deployed, ovvero specialisti tecnici che vengono integrati direttamente all’interno delle aziende clienti per aiutarle a sviluppare e implementare soluzioni AI su misura.
In chiusura, non certo per minore importanza, l’appello (l’ennesimo) delle Nazioni Unite sui potenziali rischi derivanti dall’AI e dalla sua mancata regolamentazione. Un gruppo studio indipendente dell’ONU ha pubblicato il suo primo rapporto, mettendo in evidenza la difficoltà di controllare lo sviluppo di una tecnologia che avanza a velocità elevata e non escludendo l’eventualità di “danni catastrofici” come conseguenza dell’inazione politica mondiale.