La sfida per la cybersecurity AI che scuote le banche (e altre notizie generative) | Weekly AI

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La sfida per la cybersecurity AI che scuote le banche (e altre notizie generative) | Weekly AI

Il nuovo report dell’Università di Stanford sulle performance delle AI vede Anthropic in testa, OpenAI solo in quarta posizione e soprattutto Meta ultima. Un ennesimo sprone, per Mark Zuckerberg, per alzare il tiro.

Dopo il lancio del suo Muse Spark, l’azienda cerca di ricostruire la sua narrativa di company AI oriented, anche grazie all’evoluzione del progetto dell’agente CEO di Zuckerberg. Il capo del gruppo sta creando un vero e proprio clone di sé stesso, per essere onnipresente in ogni scrivania dei suoi dipendenti. Ma nel frattempo l’azienda viene attaccata in una lettera aperta contro il progetto del riconoscimento facciale negli occhiali AI. Un’app che in effetti apre a pericoli non indifferenti. Su un fronte però Meta ottiene un enorme risultato: grazie all’efficace implementazione dell’AI nei suoi algoritmi pubblicitari, vola verso il superamento di Google nei ricavi, un sorpasso storico.

La stessa Google che, lato AI, si trova in un terreno non così lontano da quello di Meta. Rimasta forse leggermente indietro rispetto ai suoi pari, cerca di recuperare lavorando a un agente AI simile a Claude Cowork e ampliando una collaborazione con Intel per sviluppare insieme chip specializzati. Mentre qualcuno ipotizza una alzata di scudi in difesa trumpiana da parte di YouTube (per via di un presunto caso di censura sollevato da un gruppo satirico filo iraniano) l’azienda guarda anche all’Italia e stanzia due milioni di dollari per la formazione AI di 13mila studenti universitari italiani.

A sfidare simbolicamente Google ci pensa direttamente OpenAI, che apre la nuova sede ufficiale a Londra di fianco a quella di Google DeepMind, pur abbandonando il progetto Stargate nel Regno Unito per troppi costi e incertezza normativa. E proprio mentre l’UE valuta di classificare ChatGPT come motore di ricerca. Anche Altman guarda alla pubblicità e progetta una strategia che prevede 100 miliardi di dollari di ricavi entro il 2030.

Largo anche a collaborazioni e acquisizioni diversificate: l’azienda di ChatGPT compra la startup di assistenza finanziaria Hiro Finance e in Europa stringe un accordo per lo sviluppo di farmaci con l’azienda danese Novo Nordisk. Quest’ultimo accordo è rivelatore di un trend specifico che cresce, quello della farmaceutica potenziata con AI. Oltre a OpenAI, si intravede una crescita con Amazon che lancia uno strumento AI proprietario per accelerare la scoperta di farmaci nelle fasi iniziali e si preparano terreni normativi per evoluzioni, come nello Stato dello Utah, che diventa il primo in cui l’AI può prescrivere farmaci ai pazienti.

Per il resto, Altman vive un momento teso figlio di un profilo reputazionale non ottimale. OpenAI è indagata per una sparatoria del 2025 (il carnefice pianificò l’attacco con ChatGPT) e addirittura un ragazzo di vent’anni lancia una Molotov contro la casa del CEO. Che si sfoga sul suo blog, a rimarcare un clima di attacco, contro il ruolo della stampa.

La maggiore preoccupazione commerciale per Altman resta Amodei: OpenAI risponde a Mythos di Anthropic con GPT-5.4-Cyber: una sfida fra i colossi che si sposta definitivamente sulla sicurezza. Intanto il settore bancario è definitivamente terrorizzato dalle capacità informatiche senza precedenti di Mythos e la BCE annuncia indagini specifiche.

Anthropic vive la fase più vertiginosa della sua esistenza e medita addirittura di cominciare a progettare e produrre chip proprietari mentre guarda a CoreWeave (a sua volta in grande slancio grazie all’alleanza con la società di trading Jane Street) per un nuovo grande accordo sulla fornitura cloud. In una mossa non casuale, sferra poi un nuovo affondo lanciando Opus 4.7.

E tra le altre aziende emerge la vitalità di Amazon, grazie in primis al boom di ricavi dall’AI che nel primo trimestre superano i 15 miliardi di dollari. L’azienda guarda poi all’Italia con il lancio di Alexa+. L’idea è scaltra, sorpassare i competitor sfruttando il “cavallo di troia” dei device in ogni casa.

Intanto si anima particolarmente anche l’automotive, con Nissan che cerca di ripartire dopo anni di crisi guardando alle auto AI per il 2030 e Uber che stanzia 10 miliardi di dollari per una “flotta autonoma” robotaxi, pronta a sfidare Waymo. Ѐ il caso poi di fare un passaggio in Europa e gettare una luce sulle aziende Cohere e Aleph, vicine a una fusione che sancirebbe un possibile punto di svolta per l’AI europea.

Con crescente enfasi si susseguono poi i dibattiti sulla sostituzione sul lavoro. L’attività dei bot AI nel 2025 è cresciuta del 300% e secondo il nuovo rapporto di Akamai, il settore editoriale paga il prezzo più alto. Ma l’uso dei chatbot cresce anche in ambiti che fino a poco fa erano sinonimo del rapporto umano uno a uno. Un esempio è il settore degli affitti brevi: su Airbnb è boom di host AI che parlano con gli ospiti (nell’inconsapevolezza di questi ultimi).

Ci sono anche studi che invitano a considerare altri punti di vista. Un’indagine condotta da Epoch AI in collaborazione con Ipsos sottolinea che, in parallelo a un moto di sostituzione di alcune mansioni, l’AI sul lavoro permette di svilupparne molte altre prima impensabili potenziando ogni ruolo. Un cambio di prospettiva utile per portare nuovo entusiasmo in ogni ambiente lavorativo.


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