USA, OpenAI è indagata per una sparatoria del 2025: il carnefice pianificò l’attacco con ChatGPT

L'autore della sparatoria avrebbe scambiato oltre 200 messaggi con il chatbot, che gli avrebbe fornito indicazioni su orari e modalità dell’attentato

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USA, OpenAI è indagata per una sparatoria del 2025: il carnefice pianificò l’attacco con ChatGPT

Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha annunciato l’avvio di un’indagine su OpenAI a seguito delle accuse secondo cui ChatGPT sarebbe stato utilizzato per pianificare l’attacco armato avvenuto nell’aprile 2025 nel campus della Florida State University, che causò due morti e cinque feriti.

Secondo le indagini, l’autore della sparatoria avrebbe scambiato oltre 200 messaggi con il chatbot, che gli avrebbe fornito indicazioni su orari e modalità dell’attentato. La famiglia di una vittima ha già annunciato l’intenzione di citare in giudizio OpenAI, mentre Uthmeier ha sottolineato che “i responsabili devono rispondere delle loro azioni” e che sono in arrivo citazioni in giudizio per l’azienda. OpenAI ha dichiarato di voler collaborare con le autorità e di aver già condiviso tutte le informazioni disponibili, ribadendo che ChatGPT è progettato per rispondere in modo sicuro e appropriato, ma che allo stesso tempo mantiene ancora un margine di miglioramento dei suoi sistemi di sicurezza.

A febbraio un caso simile avvenuto in Canada aveva travolto di polemiche OpenAI. In quell’occasione, dopo una sparatoria avvenuta a Tumbler Ridge in cui la 18enne Jesse Van Rootselaar tolse la vita a otto persone con colpi di arma da fuoco, emerse che il profilo ChatGPT della carnefice era già noto all’azienda per motivi di sicurezza. Dopo un’analisi interna però la società aveva preferito non segnalare nulla alle autorità, sottovalutando il pericolo emerso.

OpenAI stima che lo 0,15% degli utenti settimanali mostri segnali di possibile pianificazione di atti gravi contro sé stessi, mentre lo 0,07% presenta segnali compatibili con psicosi o mania, numeri che, su 900 milioni di utenti, si traducono in oltre un milione di interazioni a rischio ogni settimana. Gli esperti avvertono ormai da tempo che i chatbot, programmati per mantenere l’utente sulla piattaforma, possono involontariamente alimentare dipendenza e comportamenti pericolosi, soprattutto in persone già fragili.

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