Il CEO di Amazon, Andy Jassy, ha rotto gli indugi nella sua lettera annuale agli azionisti del 9 aprile 2026, rivelando numeri che posizionano il colosso di Seattle come un protagonista assoluto dell’hardware. Il business dei chip proprietari, come Trainium e Graviton, vola e ha superato un tasso di ricavi annualizzato di 20 miliardi di dollari, raddoppiando in pochissimi mesi. Parallelamente, i servizi di intelligenza artificiale di AWS hanno generato oltre 15 miliardi di dollari nel solo primo trimestre. Jassy ha paragonato questa crescita a quella degli esordi del cloud, definendola però centinaia di volte più rapida e limitata solo dalla “capacità fisica di installare nuovi server”.
Per sostenere questa domanda senza precedenti, Amazon ha confermato investimenti in infrastrutture in conto capitale per 200 miliardi di dollari nel 2026. Nonostante la cifra astronomica possa spaventare i mercati, Jassy è stato perentorio: “Non stiamo investendo basandoci su un’intuizione”. Il CEO ha spiegato che gran parte di questa spesa è già coperta da impegni contrattuali dei clienti, inclusi giganti come OpenAI, che hanno già prenotato la capacità di calcolo per i prossimi anni. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai costosi chip Nvidia, risparmiando miliardi e aumentando i margini operativi grazie al silicio “fatto in casa”.
Questa strategia sta trasformando AWS in una vera e propria fabbrica di semiconduttori. Se la divisione chip fosse un’azienda indipendente, avrebbe oggi un valore stimato di circa 50 miliardi di dollari. L’entusiasmo di Jassy descrive l’AI come “un’opportunità unica in una generazione”, dove la velocità di esecuzione è tutto.

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