Microsoft e OpenAI hanno fissato a 38 miliardi di dollari il tetto per la condivisione dei ricavi

La percentuale del 20% sulla quota dei ricavi rimane invariata, ma con un limite assoluto che secondo le proiezioni interne di OpenAI dovrebbe essere raggiunto intorno al 2028

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Microsoft e OpenAI hanno fissato a 38 miliardi di dollari il tetto per la condivisione dei ricavi

Era il 2019 quando Microsoft decise di scommettere su una piccola startup di San Francisco di nome OpenAI, ancora poco conosciuta al grande pubblico. Sette anni dopo, quella scommessa è diventata un investimento da 13 miliardi di dollari e una delle alleanze più influenti nella storia della tecnologia. Ma ogni partnership, con il tempo, evolve. Secondo quanto riportato dal sito specializzato The Information, OpenAI e Microsoft hanno raggiunto un accordo per fissare a 38 miliardi di dollari il tetto massimo dei pagamenti legati alla condivisione dei ricavi, in netta riduzione rispetto al precedente accordo che avrebbe potuto generare fino a 135 miliardi di dollari in pagamenti cumulativi. I termini sono chiari: la percentuale del 20% sulla quota dei ricavi rimane invariata, ma con un limite assoluto, che secondo le proiezioni interne di OpenAI dovrebbe essere raggiunto intorno al 2028.

Il nuovo accordo, formalizzato nell’aprile 2026 dopo una rinegoziazione del contratto, ridisegna i confini della partnership. OpenAI può ora servire i propri prodotti su qualsiasi piattaforma cloud, non più solo Azure di Microsoft, con Amazon Web Services e Google già tra i nuovi partner strategici. Microsoft resta comunque il partner principale, con i prodotti di OpenAI che continueranno a essere lanciati prima su Azure, e la società di Redmond mantiene la licenza sulla proprietà intellettuale di OpenAI per modelli e prodotti fino al 2032. Per gli analisti di Wedbush, si tratta di un accordo equilibrato: Microsoft ha ottenuto importanti garanzie strutturali in cambio della rinuncia alle potenziali entrate di lungo periodo, inclusa la certezza sui diritti di proprietà intellettuale indipendentemente da quando verrà dichiarata l’intelligenza artificiale generale.

Ma il vero motore di questa rinegoziazione guarda al futuro. Alcuni dirigenti di OpenAI parlano apertamente di una possibile quotazione in borsa già entro la fine del 2026. Mettere ordine nelle obbligazioni finanziarie è un passo quasi obbligato prima di aprirsi ai mercati pubblici: gli investitori istituzionali pretendono chiarezza sui conti, e un debito potenzialmente illimitato verso Microsoft non sarebbe stato un biglietto da visita ideale. Microsoft detiene attualmente il 27% di OpenAI, una quota che secondo gli analisti potrebbe diventare una delle principali fonti di valore nel momento in cui la società dovesse sbarcare in borsa. Nel frattempo, l’AI di Microsoft registra già un fatturato annuo di 37 miliardi di dollari, con una crescita del 123% su base annua.

Per Microsoft e OpenAI è proprio la fine di un'era: addio anche alla clausola AGI

Gli accordi sull'intelligenza artificiale generale regolavano l'intera partnership


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