OpenAI sta valutando di sottoscrivere un contratto per portare i propri sistemi di intelligenza artificiale sulle reti della NATO. La notizia arriva a pochi giorni di distanza da un accordo già siglato con il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, che ha concesso al Pentagono l’accesso ai modelli AI dell’azienda anche su reti classificate. Il CEO Sam Altman ha fatto trapelare la notizia durante un’assemblea interna con i dipendenti, precisando poi, tramite una portavoce, che l’opportunità riguarda le reti non classificate dell’alleanza atlantica, composta da 32 paesi membri.
Il contratto col Pentagono ha alimentato diverse polemiche. Altman ha ammesso pubblicamente di aver gestito le trattative in modo “affrettato e approssimativo”, aggiungendo che si è trattato di “una decisione complessa, ma giusta, con conseguenze difficili per la nostra immagine”. L’accordo è arrivato poche ore dopo che il presidente Trump aveva escluso il rivale Anthropic dai contratti federali, definendolo un “rischio per la filiera produttiva” vista la sua opposizione all’utilizzo della sua tecnologia per la sorveglianza di massa e la costruzione di armi completamente autonome. OpenAI ha poi affermato di aver rinegoziato i termini, inserendo clausole esplicite contro l’uso dell’AI per gli stessi scopi.
La NATO ha già segnalato che i paesi membri aumenteranno drasticamente il budget per la difesa, e in questo contesto l’AI rappresenta uno dei tasselli fondamentali. Tra le applicazioni più esplorate ci sono logistica, cybersicurezza e analisi dell’intelligence. Miles Brundage, ex responsabile della ricerca sulle politiche di OpenAI, ha affermato che secondo lui l’azienda avrebbe “ceduto” su alcuni principi etici, presentando l’accordo come un compromesso.
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