Al summit REAIM di La Coruña, in Spagna, solo 35 stati su 85 hanno sottoscritto una dichiarazione con 20 principi per governare l’uso dell’intelligenza artificiale in campo militare. Un risultato deludente, soprattutto perché i due maggiori protagonisti mondiali della corsa all’AI militare nonché le due maggiori potenze mondiali, Stati Uniti e Cina, hanno scelto di non firmare.
Un cambio di rotta per Washington, che nei precedenti vertici dell’Aia e Seoul aveva sostenuto documenti simili. Le tensioni transatlantiche e l’incertezza sulle future relazioni tra alleati hanno reso molti paesi più cauti, secondo diversi delegati presenti.
I principi previsti dalla dichiarazione includono la responsabilità umana sulle armi guidate dall’AI, catene di comando chiare e la condivisione di informazioni sui meccanismi nazionali di supervisione. Gli esperti temono che i rapidi progressi dell’AI possano superare le regolamentazioni, aumentando i rischi di incidenti o escalation involontarie. Il ministro della Difesa olandese Ruben Brekelmans ha parlato di una situazione simile a quella del famoso dilemma del prigioniero, in cui i governi sono divisi tra l’imposizione di restrizioni responsabili e il timore di limitarsi rispetto agli avversari. “Russia e Cina stanno avanzando molto velocemente”, ha sottolineato Brekelmans, evidenziando l’urgenza sia di sviluppare l’AI sia di regolarne l’uso responsabile.
Il rifiuto statunitense segna un cambio di strategia, con preoccupazioni che eccessive regolamentazioni possano frenare l’innovazione e indebolire la sicurezza nazionale. Secondo il Pentagono, la Cina ha fatto progressi significativi nei modelli linguistici avanzati e nelle capacità di ragionamento dell’AI, riducendo il divario prestazionale con i sistemi statunitensi. La competizione tecnologica tra superpotenze rischia di rallentare gli sforzi internazionali per stabilire regole condivise sull’impiego di una delle tecnologie più decisive della guerra moderna.
Tra i 35 Paesi firmatari della dichiarazione “Pathways for Action” figurano Armenia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Ghana, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Marocco, Paesi Bassi, Norvegia, Pakistan, Panama, Filippine, Portogallo, Repubblica di Corea, Romania, Singapore, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina e Regno Unito. La dichiarazione rimane aperta a ulteriori adesioni. Tra gli assenti più significativi, oltre a Stati Uniti e Cina, si notano grandi potenze militari come Russia, India e Brasile, che non hanno partecipato o si sono astenuti dalla firma.
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