Una famiglia di agricoltori del Kentucky ha rifiutato un’offerta di 26 milioni di dollari, in cambio della vendita di parte della propria terra a una grande azienda di intelligenza artificiale che voleva costruirvi un data center. Ida Huddleston, 82 anni, e i suoi familiari hanno preferito preservare i 1.200 acri di terreno agricolo vicino a Maysville, nonostante le pressioni e le critiche. “Sappiamo che la nostra terra e la nostra acqua stanno scomparendo” ha dichiarato Ida, citando i rischi di inquinamento e scarsità idrica già documentati in altre zone degli Stati Uniti, dove i data center consumano fino a un milione di litri d’acqua al giorno e minacciano le risorse locali.
La decisione della famiglia Huddleston arriva in un momento in cui la corsa all’AI sta già impattando fortemente sul mercato energetico e i territori locali. Secondo una ricerca di Legambiente, l’impronta idrica dei data center è destinata a crescere esponenzialmente a livello globale, ed entro il 2027 l’AI potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua consumata in uno stato come la Danimarca. Gli esperti avvertono che, senza regole stringenti, la costruzione di queste infrastrutture rischia di aggravare la crisi idrica e di sovraccaricare le reti elettriche, già sotto pressione in molti stati negli Stati Uniti.
La vicenda del Kentucky non è isolata. In tutto il paese, come in altre zone del mondo, comunità e amministratori locali stanno opponendo resistenza alla proliferazione dei data center, temendo impatti ambientali irreversibili e costi energetici insostenibili per i cittadini. Mentre lo sviluppo dell’AI è al centro delle priorità politiche e geopolitiche degli Stati Uniti, la famiglia Huddleston afferma di non volere un futuro “ipotecato da promesse vuote”.

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