Il 27 e 28 febbraio 2026, centinaia di attivisti scenderanno in piazza in tutto il Regno Unito per dire basta all’espansione incontrollata dei data center hyperscale, le gigantesche strutture che alimentano l’intelligenza artificiale di colossi come Google, Microsoft, Amazon e OpenAI. L’evento più simbolico è la “March Against The Machines”, la marcia che si terrà sabato davanti agli uffici di OpenAI a Londra. A coordinarla è Global Action Plan UK, un’importante organizzazione ambientalista con sede nel Regno Unito, con il supporto di decine di associazioni ambientaliste e comitati di residenti.
Nel paese circa 140 data center stanno richiedendo connessioni alla rete elettrica nazionale, per un fabbisogno di picco stimato di 50 gigawatt, cioè più dell’intera domanda elettrica del paese in un giorno invernale, che si attesta sui 45 GW. Non si tratta solo di consumo energetico ma anche idrico. Thames Water, a più grande azienda privata di fornitura idrica e trattamento acque reflue del Regno Unito, stima che un singolo data center possa richiedere fino a 19 milioni di litri d’acqua al giorno per raffreddare i server.
A dare ulteriore carburante alle proteste è un recente scandalo politico locale. Il governo britannico ha ammesso di aver commesso un “grave errore logico” approvando la costruzione di un grande data center nel Buckinghamshire senza adeguate tutele ambientali. L’Alta Corte ha concesso il via libera a una revisione giudiziaria, primo caso del genere nel paese contro un progetto di data center hyperscale. Oliver Hayes di Global Action Plan è diretto: “Dare alle Big Tech il potere di monopolizzare la nostra energia e la nostra acqua, senza nessuna garanzia di benefici per la società, è tanto sconsiderato quanto sciocco”.

Il peso dell'AI sul clima: fra consumo d'acqua ed emissioni nel 2025 ha inquinato come la città di New York
Il fulcro del problema è l'impatto ambientale dei data center,…













