I server equipaggiati con chip AI di Nvidia costeranno oltre il 15% in più. Alcuni dei principali clienti dell’azienda sono già stati avvisati degli aumenti, che entreranno in vigore sui sistemi spediti a partire dai primi mesi del 2027 e riguarderanno le piattaforme Vera Rubin e Grace Blackwell. La percentuale esatta varierà in base alla generazione del chip e alla configurazione della memoria. Nvidia non ha rilasciato commenti ufficiali.
La causa è strutturale. I produttori di memoria stanno spostando la capacità produttiva dalle specifiche mainstream DDR4 e DDR5 verso la memoria ad alta larghezza di banda — quella che serve agli acceleratori AI. Il risultato è una contrazione dell’offerta che colpisce l’intera catena. I prezzi dei contratti DRAM sono già saliti in modo sostenuto nel corso dell’anno. Un modulo Samsung da 32 GB DDR5, che a settembre scorso costava 149 dollari, è arrivato a 239 dollari: un aumento del 60% in meno di un anno. E le previsioni non migliorano nel breve periodo.
I costruttori di server che assemblano sistemi per grandi operatori di data center — tra cui Microsoft, Google e Oracle — hanno già comunicato ai loro clienti i prossimi rincari. Non si tratta di un fenomeno isolato. Amazon Web Services ha già alzato i prezzi delle GPU del 20%. Apple e Qualcomm hanno dichiarato che la carenza di componenti sta forzando aumenti sui propri prodotti. Nvidia, che domina il mercato dei chip AI, non può sottrarsi alla stessa dinamica: costruire server richiede comunque la memoria di Samsung, SK Hynix e Micron, i tre produttori che in questo momento detengono una leva notevole sul mercato.
La pressione si scarica lungo tutta la filiera. I grandi cloud provider — Google, Microsoft, Oracle — assorbono i costi più in alto, ma la domanda resta altissima e il margine di manovra è limitato. Alphabet ha dichiarato che circa il 60% dei suoi investimenti di capitale nel 2025 è andato su macchine e server, con una proporzione simile prevista per il 2026. Un aumento del 15% su quella voce di spesa non è trascurabile. Resta aperta la questione su quanto di quel costo aggiuntivo verrà trasferito agli utenti finali dei servizi cloud e quanto verrà assorbito internamente.
L’Europa è esposta in modo particolare. L’Unione Europea ha impegnato circa 20 miliardi di euro per un programma di gigafactory AI, con un consorzio francese che ha offerto 10 miliardi per un singolo sito. Quei budget erano stati costruiti sui prezzi dell’hardware dell’anno scorso. Un rincaro del 15% sui server è una variazione concreta rispetto ai piani elaborati prima che il mercato della memoria si restringesse. La build-out dell’infrastruttura AI stava già diventando più difficile; ora lo è ancora di più.
Gli stessi clienti più grandi di Nvidia, nel frattempo, stanno accelerando lo sviluppo di chip AI proprietari — Google ha già distribuito la settima generazione del proprio chip Ironwood, e Amazon sta avanzando con la propria architettura. La dipendenza da Nvidia rimane alta, ma l’incentivo a ridurla non è mai stato così forte. Se i prezzi dei server continueranno a salire, quell’incentivo si trasformerà in pressione concreta sui bilanci, e le alternative interne diventeranno più attraenti più rapidamente di quanto i piani attuali prevedano.