USA, stop ai data center senza tutele ambientali e sociali: la proposta di legge della sinistra dem

La legge difficilmente sarà approvata nell'attuale Congresso a controllo repubblicano, ma fotografa la profonda frattura che esiste nel paese sul governo dell'AI
USA, stop ai data center senza tutele ambientali e sociali: la proposta di legge della sinistra dem

Il senatore statunitense dem Bernie Sanders e la parlamentare Alexandria Ocasio-Cortez hanno presentato un progetto di legge noto come “Artificial Intelligence Data Center Moratorium Act”, una proposta che imporrebbe uno stop immediato alla costruzione di nuovi data center per l’intelligenza artificiale in tutto il territorio degli Stati Uniti, finché il Congresso non approvi delle salvaguardie nazionali solide a tutela di lavoratori, consumatori, ambiente e diritti civili. L’idea dietro al provvedimento è di dare alla società statunitense il tempo necessario per tenere il passo con una tecnologia che avanza a una velocità senza precedenti e adeguare la trasformazione alle esigenze delle comunità locali.

La moratoria prenderebbe di mira un settore in cui Amazon, Microsoft, Google e Meta hanno già pianificato investimenti superiori ai 50 miliardi di dollari. Sanders, che recentemente ha reso pubblica una sua conversazione sui risvolti sociali dell’AI con Claude di Anthropic, ha citato in aula il caso emblematico di Meta che sta costruendo in Louisiana un data center delle dimensioni di Manhattan che consumerà tanta elettricità quanta ne utilizzano 1,6 milioni di abitazioni. Le preoccupazioni riguardano anche il costo della vita, visto che le bollette energetiche delle comunità locali vicine a questi impianti sono già in aumento.

La regolamentazione ferrea dell’AI e delle sue infrastrutture negli Stati Uniti non è solo una battaglia della sinistra. Nel 2023 oltre mille scienziati e dirigenti del settore, tra cui Yoshua Bengio e Stuart Russell, avevano già chiesto una pausa di almeno sei mesi nello sviluppo dell’AI, invocando l’intervento dei governi in caso di mancata azione spontanea dell’industria. Più di recente, Dario Amodei di Anthropic ha dichiarato di essere favorevole a un rallentamento, a patto che anche altri paesi facessero lo stesso. Esiste quindi una parte della comunità tech statunitense che si sta ponendo il problema di uno sviluppo troppo repentino di una tecnologia che potrebbe finire fuori controllo.

Il fronte opposto, però, è compatto. La Data Center Coalition, una lobby che rappresenta l’industria dei data center negli Stati Uniti, ha già espresso la propria contrarietà al provvedimento, avvertendo che la moratoria “limiterebbe la capacità di Internet, rallenterebbe servizi critici, eliminerebbe centinaia di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti e priverebbe le comunità locali di miliardi in entrate fiscali”. In questo scontro c’è anche una componente geopolitica. Il senatore democratico John Fetterman si è schierato contro la proposta, sostenendo che una moratoria equivale ad alzare bandiera bianca davanti alla Cina: “Mi rifiuto di consegnare il vantaggio nell’AI alla Cina”, ha scritto su X. La legge difficilmente avanzerà nell’attuale Congresso a controllo repubblicano e senza un consenso unanime anche all’interno del Partito democratico, ma fotografa con precisione la profonda frattura che esiste nel paese sul governo dell’AI.


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