L’impatto idrico dell’AI: secondo l’Onu il consumo di acqua è destinato a crescere del 129%

Attualmente, il 40% dei data center globali si trova in aree con elevato stress idrico, il che solleva preoccupazioni sulla sostenibilità delle risorse

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L’impatto idrico dell’AI: secondo l’Onu il consumo di acqua è destinato a crescere del 129%

L’intelligenza artificiale sta cambiando il mondo, ma a un prezzo che pochi conoscono. Secondo l’ONU, il consumo d’acqua lungo tutta la catena del valore dell’AI è destinato a crescere del 129% entro il 2050, aggiungendo circa 30 trilioni di litri all’anno di domanda idrica globale. Un dato che fa riflettere, soprattutto se si considera che il 40% dei data center mondiali si trova in aree già sottoposte a forte stress idrico.

I data center, cuori pulsanti dell’AI, sono tra i maggiori responsabili di questa crescita. In Texas, ad esempio, si stima che il consumo d’acqua per i data center passerà da 49 miliardi a 399 miliardi di galloni all’anno entro il 2030, un aumento del 714%. Google da sola ha già raggiunto i 10,9 miliardi di galloni d’acqua utilizzati nel 2026 per i suoi centri dati, e le proiezioni indicano che i numeri sono destinati a salire ulteriormente.

Ma il problema non è solo tecnologico. L’ONU stima che saranno necessari 6.700 miliardi di dollari entro il 2030 e 22.600 miliardi entro il 2050 per garantire l’accesso universale all’acqua pulita. Attualmente, l’86% dei fondi proviene da risorse pubbliche, mentre il settore privato contribuisce solo per il 2%, una goccia nel mare delle necessità globali. Ogni dollaro investito in acqua ne genera 7 in benefici per salute, sicurezza alimentare e resilienza climatica, ma la strada per colmare il divario è ancora lunga.

La situazione è allarmante anche perché l’umanità consuma già il 25% in più di acqua dolce all’anno rispetto alla capacità di ricarica naturale degli ecosistemi. Entro il 2030, si prevede un deficit idrico globale del 40%, con un paese su tre già in una condizione di “fallimento idrologico”.

Mentre l’AI continua a espandersi, la domanda sorge spontanea: siamo pronti a pagare il prezzo ambientale di questa rivoluzione? La risposta richiederà non solo innovazione tecnologica, ma anche una collaborazione globale senza precedenti tra governi, aziende e società civile.


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