Data center AI: 7 americani su 10 non li vogliono vicino a casa

Un sondaggio Gallup rivela che il 71% degli americani si oppone alla costruzione di data center AI nella propria area locale, con il 48% fermamente contrario. L'opposizione supera quella al nucleare e ha già causato la cancellazione di progetti per 156 miliardi di dollari nel 2025.

Ambiente - Etica 12 ago 2026

2 min.

Data center AI: 7 americani su 10 non li vogliono vicino a casa

Sette americani su dieci non vogliono un data center AI vicino a casa. Il 48% è fermamente contrario. Sono i risultati del sondaggio Gallup condotto tra il 2 e il 18 marzo 2026, la prima volta che l’istituto ha misurato l’opinione pubblica su questo tema — e i numeri lasciano poco spazio a interpretazioni rassicuranti per il settore tecnologico.

Solo il 27% degli intervistati si è detto favorevole alla costruzione di un hub nelle vicinanze, con appena il 7% fortemente a favore. Per capire la portata di questo rifiuto basta un confronto: nel medesimo sondaggio, il 53% degli americani si è detto contrario alla costruzione di una centrale nucleare nella propria area. Dal 2001, il picco di opposizione al nucleare non ha mai superato il 63%. I data center AI fanno peggio del nucleare, su scala nazionale, senza che ci sia stato un incidente, un disastro o un evento scatenante preciso.

Le ragioni della resistenza sono concrete. I data center occupano grandi estensioni di terreno, consumano quantità ingenti di elettricità e richiedono acqua in abbondanza per raffreddare le apparecchiature. Tra i contrari, il 50% cita l’impatto sulle risorse locali, il 22% la qualità della vita, il 20% il rincaro dei costi di vita, il 16% l’inquinamento. Chi è favorevole, invece, punta quasi sempre sui benefici economici: lavoro, gettito fiscale, sviluppo del territorio. La frattura è tra chi vede un vantaggio collettivo astratto e chi percepisce un costo immediato e personale.

L’opposizione attraversa tutto lo spettro politico, ma con intensità diverse. I democratici si dichiarano contrari nel 56% dei casi, i repubblicani nel 39%, gli indipendenti al 48%. Regionalmente, il Midwest guida con il 76% di opposizione totale, il Sud al 75%, l’Est al 68%, l’Ovest al 63%. Non emergono differenze significative per età, istruzione o reddito: non è un fenomeno di nicchia, non è limitato alle aree costiere o ai laureati. È diffuso.

Le conseguenze economiche sono già visibili. Nel solo 2025, l’opposizione locale ha portato al ritardo o alla cancellazione di progetti per un totale di 156 miliardi di dollari. Aziende come Microsoft, Google, Meta e OpenAI hanno investito miliardi in nuovi impianti negli Stati Uniti, ma la resistenza delle comunità locali sta rallentando i piani di espansione in modo tangibile. Non è più soltanto un problema di comunicazione o di relazioni pubbliche: è un ostacolo strutturale alla crescita dell’infrastruttura AI.

Gallup ha seguito il sondaggio di marzo con un’indagine qualitativa ad aprile, raccogliendo risposte aperte dal suo panel. Il quadro che emerge è quello di comunità che non si fidano delle promesse di sviluppo locale e che percepiscono l’arrivo di un data center come un peso — non come un’opportunità. Questa sfiducia, unita all’impatto reale su bollette e ambiente, rende la questione politicamente delicata per chiunque sostenga l’espansione dell’infrastruttura AI a livello federale.

Se i grandi player tecnologici non trovano un modo per redistribuire i benefici in modo percepibile a livello locale — bollette più basse, accordi diretti con le comunità, tecnologie di raffreddamento meno idrovore — l’opposizione non farà che consolidarsi. Il problema non è la velocità di costruzione dei data center, ma la mancanza di un patto sociale attorno a essi. E senza quel patto, ogni nuovo sito diventa un fronte aperto.


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