Gli Stati Uniti hanno annunciato una svolta storica nella strategia militare. Il Dipartimento della difesa ha ufficialmente adottato la cosiddetta dottrina AI‑First, che mette l’intelligenza artificiale al centro di pianificazione, operazioni e gestione delle forze armate. Questa trasformazione si concretizza attraverso piattaforme come GenAI.mil, una infrastruttura che porta modelli generativi, da Google Gemini for Government a versioni militari di ChatGPT e Grok, direttamente nelle mani dei tre milioni di persone che lavorano per il Pentagono. Secondo i vertici del dipartimento, l’obiettivo è rendere l’AI uno “strumento quotidiano” per decisioni rapide e competitive, analisi di dati complessi alla simulazione di scenari tattici, in un contesto in cui “le guerre non si vincono più con mentalità di ieri”.
Questa svolta tecnologica non è priva di tensioni. Il Pentagono sta infatti sollevando forti pressioni e critiche nei confronti di alcune aziende, tra cui Anthropic, per i limiti etici che impongono sull’uso dei propri modelli in ambito militare. Le autorità vogliono un accesso “senza restrizioni” per tutti gli scopi leciti, comprese attività di intelligence e sviluppo di sistemi d’arma, mentre alcune società sottolineano rischi legati a sorveglianza e autonomia letale dell’AI.
Nel frattempo, emergono esempi concreti di AI impiegata in operazioni reali. Diverse fonti internazionali hanno riportato che il modello Claude di Anthropic sarebbe stato usato dal governo statunitense nella missione per catturare il leader venezuelano Nicolás Maduro, evidenziando potenzialità e controversie nell’uso operativo dell’AI in ambito militare.
Questa evoluzione rappresenta una delle applicazioni più radicali di tecnologie generative nel settore militare, con impatti che vanno dalla logistica ai piani di guerra, e solleva domande aperte su etica, affidabilità e controllo in un’epoca in cui gli algoritmi potrebbero diventare una componente chiave della sicurezza internazionale.
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