Il Pentagono degli Stati Uniti sta premendo con forza sulle principali aziende di intelligenza artificiale del paese, come OpenAI, Anthropic, Google e xAI, per far sì che i loro modelli siano utilizzabili anche sulle reti classificate del dipartimento della guerra, senza molte delle restrizioni d’uso tipiche per il pubblico. Le reti classificate sono reti informatiche militari o governative con accesso limitato, isolate e protette, usate per gestire informazioni riservate o segrete.
Durante un evento alla Casa Bianca, il Chief Technology Officer del pentagono, Emil Michael, ha dichiarato ai dirigenti tecnologici che l’obiettivo è “schierare capacità di AI di frontiera su tutti i livelli di classificazione”, dai sistemi non classificati fino alle reti più sensibili di governo. Attualmente, molte tecnologie AI militari sono disponibili solo su reti non classificate usate per amministrazione e supporto, mentre l’accesso alle reti classificate, che gestiscono informazioni di intelligence o pianificazione operativa, è limitato da policy interne delle aziende.
Le trattative tra il pentagono e le società tecnologiche sono parte di un più ampio dibattito su come integrare l’AI nei processi di difesa, in un’epoca in cui i campi di battaglia includono droni autonomi, guerra informatica e sistemi automatizzati. OpenAI ha già raggiunto un accordo per mettere strumenti come ChatGPT su genai.mil, una rete non classificata usata da oltre 3 milioni di dipendenti del dipartimento della guerra, con alcune restrizioni ridotte rispetto al normale. Alphabet (Google) e xAI hanno accordi simili, ma l’espansione verso domini classificati è più controversa, soprattutto perché le aziende temono un uso in ambiti come il targeting delle armi o la sorveglianza interna.
I sostenitori dell’AI nel settore militare vedono in questa spinta un passo necessario per mantenere un vantaggio strategico, sfruttando la capacità delle AI di sintetizzare grandi volumi di dati e supportare decisioni complesse. Ma molti esperti di AI e sicurezza avvertono che questi sistemi, pur potenti, possono generare informazioni plausibili ma errate, un rischio potenzialmente letale in contesti classificati dove decisioni sbagliate possono avere conseguenze drammatiche. Le aziende da parte loro insistono per mantenere controlli su come e dove i loro modelli vengono usati, creando inevitabili tensioni tra esigenze di difesa e responsabilità tecnologica in un campo che sta rapidamente ridefinendo la natura della sicurezza nazionale.
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