La nuova battaglia per la terra che passa dall’AI (e altre notizie generative) | Weekly AI

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La nuova battaglia per la terra che passa dall’AI (e altre notizie generative) | Weekly AI

Partiamo da un dato: nel 2026 il mercato delle macchine per produrre chip arriverà a 126 miliardi di dollari. Non i chip, bensì le macchine per farli. È il segnale più chiaro possibile che l’AI si sta espandendo a macchia d’olio e che la famosa bolla ha ancora margine di crescita perché si allarga a tutti i settori limitrofi. A colpire è questa perdurante frenesia che si fonde con un’atmosfera incandescente e sostanzialmente aggressiva. Le operazioni di Trump in Venezuela (a cui seguono minacce alla Groenlandia sulle terre rare) possono essere lette proprio come un primo paletto decisivo per la sfida del 2026 nel primato delle nuove tecnologie. Gli USA hanno lanciato un segnale alla Cina, strappando un “Paese satellite” in America Latina. Il Venezuela aveva già iniziato a progettare con Pechino una fitta rete di processi AI condivisi.

Se prima l’AI era una questione di pianificazione strategica e geopolitica, ora è una questione realmente territoriale. Occorre terra per data center, risorse, acqua, energia. Non a caso nel 2025 l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale è stato paragonabile a quello dell’intera città di New York. Tra emissioni e consumo idrico, il settore sta diventando una sorta di industria pesante.

Energia cara, hardware costoso, filiere tese: secondo vari analisti ci aspettano nuovi mesi di scossoni economici. L’intelligenza artificiale condurrà a nuova inflazione e sono tanti i settori in cui si prevedono rincari, a partire da quello delle materie prime, rame in testa (la cui richiesta va verso il raddoppio).

Mentre l’economia avanza, la concreta adozione di AI guarda al 2026 con fiducia. Nell’anno trascorso, in Europa, un’azienda su cinque ha introdotto ufficialmente sistemi AI nei processi, un dato che sorvola però su tutta l’adozione non dichiarata o trasversale di AI, senz’altro molto ampia. Per accelerare l’adozione di strumenti generativi si affacciano nuove figure professionali, come il supervisore dell’AI, controllore del lavoro dei modelli. La formazione è ormai prioritaria e tocca tutto il globo. Dall’India, dove Microsoft formerà 20 milioni di persone, all’Italia, che stanzia 100 milioni di euro per portare l’AI nelle scuole.

Per supportare la crescita procede poi la corsa infrastrutturale e l’Unione Europea lancia un progetto da 20 miliardi di euro per la costruzione di 5 gigafactory di intelligenza artificiale. La direzione è giusta anche se i paragoni con le infrastrutture americane continuano a essere fuori scala. Il solo nuovo supercomputer AI di NVIDIA a Las Vegas, di nome Vera Rubin, è più potente di ogni corrispettivo europeo, compreso il tedesco Jupiter.

Nel Vecchio Continente si registrano anche posizionamenti a scopo difensivo dell’AI, tanto che Mistral AI annuncia una collaborazione con le forze armate francesi.

Per alcuni protagonisti, il 2026 potrebbe essere l’anno del “riassetto etico” dell’AI. Alcuni segnali vengono dal fronte salute. Oltre all’uscita di piattaforme come Praesiidium, incuriosisce lo slancio sul tema di OpenAI, che lancia ChatGPT Health, nuova implementazione dedicata alla salute attraverso l’integrazione di informazioni sanitarie degli utenti.

C’è chi invece punta ancora sul superamento delle soglie etiche come strategia commerciale. Mentre raccoglie 20 miliardi di dollari in una cordata che comprende anche NVIDIA (pur registrando una perdita di 1,46 miliardi sull’ultimo trimestre del 2025), xAI torna nelle cronache per controversie con la sua Grok. Il nuovo trend è modificare con il modello immagini di persone (perlopiù donne) spogliandole virtualmente, senza limitazioni sui soggetti. La protesta sui rischi di sessualizzazione attraverso le AI non è un elemento isolato, ma un problema strutturale. Negli Stati Uniti, emerge che più di un terzo delle chat dei minori con l’AI parlano di sessualità o violenza.

Sullo stesso tema, la Cina fa un balzo in avanti e progetta una nuova legge: le aziende AI devono prevenire il pericolo dei modelli per gli utenti minorenni schierando persone reali pronte a intervenire in caso di necessità.

Ma Pechino è anche in osservazione degli equilibri commerciali e monitora un’operazione molto significativa sul fronte degli schieramenti geopolitici. Senza attirare troppo i riflettori, alla fine dell’anno scorso Meta ha infatti comprato la cinese Manus. Una piccola anticipazione per un 2026 che, ne siamo certi, sarà pieno di colpi di scena.


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