Tra Cina e USA, si affaccia il terzo gigante del futuro (e altre notizie generative) | Weekly AI

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Tra Cina e USA, si affaccia il terzo gigante del futuro (e altre notizie generative) | Weekly AI

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La pianificazione del futuro riparte dai boom mediatici di fine anno. Mentre il Time elegge ‘Persona dell’anno 2025’ gli “architetti” dell’intelligenza artificiale, Sam Altman si lancia in un’operazione simpatia ospite del programma televisivo di Jimmy Fallon. Il tutto assomiglia a un’orchestrazione per trasformare il ‘culto della persona’ dei volti noti dell’AI in una nuova miccia commerciale. Intanto, come ogni fine anno, le aziende rilasciano tool e anticipazioni impattanti.

Il testa a testa principale si conferma tra OpenAI e Google. La casa di ChatGPT punta tutto sul nuovo generatore per immagini, anche se i test sono abbastanza chiari e Nano Banana rimane migliore. Un po’ ironicamente, l’azienda assume l’ex dirigente di Google Albert Lee nel ruolo di vicepresidente dello sviluppo.

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Nel complesso, Google conclude l’anno in modo più memorabile rispetto a OpenAI. Dopo l’annuncio dei suoi primi occhiali AI, evoluzione negli storici Google Glasses che la porterà con forza nel mercato dell’AI “indossabile”, risponde al rivale con la nuova versione di Gemini Deep Research per ricerche più accurate e affidabili. Ma soprattutto Big G prepara l’arrivo di un nuovo assistente agentico di nome CC, che promette di essere un software a metà tra Notebook LM e Copilot. Si muoverà tra Gmail, Calendar e Drive per fornire supporto nella pianificazione delle giornate e lo farà agendo all’inverso rispetto alla maggior parte delle altre AI: sarà non solo un modello reattivo ma anche proattivo e in grado di prendere l’iniziativa riguardo ai suggerimenti da dare all’utente.

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Amazon e Meta si muovono sgomitando. La prima progetta di investire 10 miliardi di dollari in OpenAI, che inizierà ad usare i chip Trainium; nel frattempo il capo dell’AI di Amazon Rohit Prasad lascia a sorpresa l’azienda. Probabilmente non per sua scelta: le voci insinuano che i vertici della società (Andy Jassy su tutti) non siano soddisfatti dell’andamento dell’area AI. Al suo posto arriverà Peter DeSantis, alla guida di un’unità rinnovata.

La scommessa di Meta per il 2026 invece si chiama Avocado. Si tratterebbe di un nuovo modello AI, chiuso, che preannuncia la superintelligenza.

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Rimane alta l’attenzione sul tema della bolla AI, ma se prima il protagonista era NVIDIA (che spinge sull’open source e acquista la società di software SchedMD) ora sotto la lente ci sono Oracle e Broadcom, considerati i due indicatori di punta del periodo e a tratti in calo sui mercati. Tra gli investitori comunque prevale l’ottimismo, tanto che un colosso come Accenture stringe un nuovo accordo con Anthropic per formazione e adozione interna dell’AI.

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Come noto, le performance finanziarie delle aziende non sempre riflettono fedelmente la solidità del settore, anche perché rimangono dubbi sulle possibili azioni del governo degli Stati Uniti per prevenire artificialmente lo scoppio della bolla. Le istituzioni americane, anche nelle ultime settimane, dimostrano di avere tutti gli interessi per evitare uno scoppio. Mentre i procuratori chiedono alle aziende misure contro i “deliri” dei chatbot minacciando azioni legali, il governo federale collabora coi colossi del tech per assumere mille ingegneri esperti in AI.

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Nel mondo del lavoro molti si posizionano in un assetto quasi di difesa. Tutto il mercato si interroga attorno al paradosso delle competenze aumentate per orientare l’integrazione di AI e giunge dagli USA una piccola storia rappresentativa: sempre più bibliotecari lamentano perdite di tempo causate da richieste degli utenti di libri inesistenti, frutto di allucinazioni. Un classico esempio di come gli errori delle AI possono condurre a una scia di lavoro aggiuntivo e infruttuoso.

La verità è che la maggior parte delle persone usa le AI ancora male. Forse sarebbe utile, come insegna il sempre lucido Luciano Floridi, svincolarsi dalla fuorviante espressione “intelligenza artificiale”. D’altronde perfino la letteratura scientifica non riesce più a orientarsi in un panorama saturo e confuso.

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L’Europa chiude l’anno in sordina ma qualcosa di interessante giunge dall’Italia. Il governo conferma la creazione di una partnership con il Canada per rafforzare l’AI di entrambi i Paesi, mentre il Ministero del Lavoro italiano crea un osservatorio sull’adozione di AI nel mondo del lavoro, con tanto di distaccamento dedicato all’etica diretto da Paolo Benanti.

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Mentre il mondo si prepara al 2026, emerge un elemento che potrebbe cambiare, a tendere, più di uno scenario. Dopo mesi di maxi-investimenti anche da parte delle big tech americane (l’ultima di Microsoft e Amazon per 52,5 miliardi di dollari) è ormai chiaro (come anche confermato da un report dell’Università di Stanford), che l’India si avvia a essere il terzo protagonista mondiale dell’AI dopo gli USA e Cina. Una dinamica ‘tripolare’ destinata a ridefinire strategie, investimenti e alleanze già a partire dai prossimi mesi.


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