L’ingegnera di DeepMind Sofia Liguori lascia l’azienda per motivi etici:”Disgustata dall’uso di AI in guerra”

La professionista lavorava come ingegnera ricercatrice su sistemi di AI per l'ottimizzazione delle reti elettriche

Etica 23 ott 2026

3 min.

L’ingegnera di DeepMind Sofia Liguori lascia l’azienda per motivi etici:”Disgustata dall’uso di AI in guerra”

«Mi disgusta l’AI in guerra». Con queste parole Sofia Liguori, giovane ingegnera italiana laureata all’Università di Milano-Bicocca, ha annunciato le dimissioni da Google DeepMind, il laboratorio di intelligenza artificiale del colosso di Mountain View, dopo tre anni trascorsi nella sede londinese, dove lavorava come ingegnere ricercatrice su sistemi di AI per l’ottimizzazione delle reti elettriche. La sua non è una storia di persone. È una storia di valori, quelli che Google dichiara nei propri principi ufficiali e che secondo lei l’azienda starebbe ormai tradendo, inseguendo un mercato dai miliardi.

La scelta nasce dai contratti che Google ha firmato quest’anno con il Pentagono per portare i propri modelli di AI dentro ambienti militari riservati, e dalle collaborazioni con le forze armate statunitensi e israeliane. «Rendermi conto che la mia azienda spinge sempre di più per l’uso di sistemi di AI nelle operazioni militari mi fa vergognare di lavorare per Google», ha raccontato alla BBC, parlando in veste personale e sfidando le clausole del suo contratto. «In linea di principio non mi è consentito criticare Google per tutta la durata della mia vita», ha spiegato, aggiungendo di aver deciso di parlare ugualmente «perché credo sia importante che queste cose si sappiano».

Il caso non è isolato. Il ricercatore Andreas Kirsch ha lasciato DeepMind nello stesso periodo, sostenendo che «la governance e la supervisione di Google non sono sufficienti né significative per distribuire AI in modo sicuro e responsabile in contesti militari e riservati». Secondo Kirsch «Google sembra non avere alcun diritto di controllo o veto su come il Pentagono usa la sua AI e una visibilità limitata su come viene distribuita». Anche i modelli attuali, avverte, «non sono abbastanza robusti» per il campo di battaglia.

Il contesto è quello di una svolta strategica dichiarata. Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha definito l’integrazione dell’AI nelle forze armate una priorità assoluta, promettendo che gli Stati Uniti diventeranno una «AI-first warfighting force». Oltre a Google, il Dipartimento della Difesa ha siglato accordi simili con OpenAI, Amazon, Microsoft, SpaceX, Oracle, Nvidia e la startup Reflection, per usare l’AI dalla logistica alla pianificazione fino alle operazioni sul campo. L’ex direttore di Project Maven, il generale in congedo Jack Shanahan, descrive la filosofia di fondo «andare più veloci possibile nel distribuire la tecnologia il più ampiamente possibile, potenzialmente a scapito del rigore dei test e della valutazione».

I timori riguardano la compressione dei tempi di decisione. «L’AI riduce il tempo che un operatore ha per prendere una decisione, e questo è particolarmente rischioso in un ambiente ad alta pressione», ha detto alla BBC Sarah Shoker, già responsabile del team Geopolitics di OpenAI. «Quando hai centinaia di bersagli selezionati dall’AI e poco tempo a disposizione, è quasi impossibile per un essere umano verificare gli output alla ricerca di errori». Sul fronte israeliano pesa anche la polemica per Project Nimbus, il contratto congiunto con Amazon da 1,2 miliardi di dollari che fornisce all’esecutivo e all’esercito israeliani infrastrutture cloud e AI, contestato dagli stessi dipendenti Google già nel 2024.

L’azienda si difende. Un portavoce ha ribadito di lavorare «con organizzazioni del settore pubblico in tutto il mondo seguendo un processo coerente per la revisione di questi contratti, nel rispetto delle politiche di uso accettabile e dei principi di AI», garantendo canali dedicati per i dipendenti e «politiche rigorose per prevenire qualunque forma di ritorsione». Restano però la testimonianza di chi se n’è andato a metà carriera e un clima interno fatto di tensione crescente tra la missione originaria della Silicon Valley e la nuova corsa all’AI militare. «Le persone hanno timore delle ritorsioni e di mettere a rischio la propria carriera», ha concluso Liguori. «Ti senti osservato, non puoi parlare».

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