L’operazione USA in Venezuela è una tappa nella guerra per l’intelligenza artificiale

Tra energia, data center e materiali strategici: il Venezuela come tassello della competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina

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L’operazione USA in Venezuela è una tappa nella guerra per l’intelligenza artificiale

La recente operazione militare americana in Venezuela ha portato come noto all’arresto del dittatore Nicolás Maduro e ha inaugurato una nuova fase con l’ingresso degli USA nell’equilibrio economico del Paese. Le spiegazioni ufficiali di Trump sono state prive di vere giustificazioni in termini di diritto internazionale: il regime di Maduro è stato incolpato soprattutto di “narco-terrorismo” e il Presidente non ha nascosto gli interessi nell’industria petrolifera venezuelana.

L’azione militare in Venezuela non è stata rivendicata dagli USA come una costola delle operazioni geopolitiche per orientare l’economia dell’AI. Si possono però notare diversi elementi interessanti a riprova del fatto che le nuove tecnologie hanno probabilmente avuto un ruolo nelle epocali decisioni di Washington.

Chiudere i cancelli

Gli Stati Uniti mirano a escludere Russia e in particolare Cina dall’influenza in America Latina e dal loro punto di vista l’azione in Venezuela rafforza l’impegno per la sicurezza emisferica. Una metaforica chiusura dei cancelli per evitare le incursioni di Pechino.

Il conflitto tra Stati Uniti e Cina è dominato oggi dalla sfida per l’intelligenza artificiale. I piani del governo Trump prevedono investimenti pubblici e privati da trilioni di dollari, per infrastrutture fisiche chiave come centri dati, semiconduttori e fonti di energia avanzate. Per il governo americano, il settore è da difendere al punto da coprire lo scoppio della bolla AI con una protezione fissa ad NVIDIA.

Corsa ai materiali

A livello geopolitico il nuovo Piano d’Azione AI prevede anche una componente di diplomazia, che rafforzi alleanze con Paesi amici per difendere le catene di approvvigionamento. Ad esempio, l’iniziativa “Pax Silica” (di dicembre 2025) unisce USA, Giappone, UE, Emirati Arabi nella promessa di «garantire catene di approvvigionamento globali per AI, minerali critici e tecnologie avanzate».

L’America Latina, in generale, è strategica per le materie prime fondamentali dell’AI come litio, rame, nickel, terre rare. Sebbene il Venezuela non sia il principale fornitore di litio o rame (paesi come Cile, Argentina, Perù ne sono più ricchi), ospita comunque riserve significative, oltre che di petrolio, anche di gas e minerali come bauxite, ferro e nickel. E gli studi indicano che le miniere illegali in Venezuela abbondano di oro e terre rare.

L’altra faccia della diplomazia

L’operazione venezuelana è, da un certo punto di vista, l’altra faccia (quella oscura) della Pax Silica. Territori strategici ai quali gli USA non sono in grado di legarsi attraverso accordi bilaterali vengono raggiunti con la forza attraverso pretesti flebili.

L’operazione in Venezuela serve principalmente a strappare il Venezuela dall’influenza cinese, perché la Cina è stata particolarmente vicina al Paese nell’ultimo anno, con accordi notevoli anche nell’AI.

Ad aprile la vicepresidente esecutiva Delcy Rodriguez (ora presidente ad interim) visitava Pechino per firmare accordi e memorandum d’intesa specifici per sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale in vari settori strategici, come agricoltura, sanità, istruzione, energia e telecomunicazioni. In particolare, la società cinese iFlytek era stata coinvolta nella progettazione di soluzioni basate su AI per il Venezuela, una cooperazione tecnologica ampia che includeva anche scambi di competenze e infrastrutture tecnologiche. A settembre e ottobre ci sono state nuove visite in Cina di delegazioni venezuelane con incontri bilaterali per rafforzare l’AI. Questi accordi, forse, hanno avuto un ruolo nella decisione di Trump di accelerare un intervento militare già nell’aria da tempo.

Nuova energia

Controllare giacimenti petroliferi venezuelani e gas naturale è doppiamente considerato di primaria importanza da Trump. Il bisogno di combustibile è vorticosamente accelerato con l’espansione dell’AI. L’intelligenza artificiale richiede enormi, impensabili quantità di elettricità. Per questo il governo intende assicurarsi le capacità per sostenere nuovi data center, centrali elettriche e fabbriche di semiconduttori, assicurando al contempo che l’infrastruttura sia priva di componenti cinesi o russe.

Le mani delle big tech

Come noto, Trump considerale aziende AI americane non solo un’espressione del libero mercato, ma un asset strategico e militare per assicurarsi la massima influenza sull’AI mondiale. Fino ad oggi nessuna tra le principali aziende AI (come OpenAI, Google, Microsoft o Anthropic) aveva interessi in Venezuela. Ora i favoriti del Tycoon non stanno perdendo tempo per tessere una ragnatela che inglobi il Paese nei disegni tech americani anti-cinesi: Elon Musk (ravvicinatosi a Trump dopo un periodo di distacco) proprio in queste ore sta provvedendo a fornire la sua connessione satellitare di Starlink gratuitamente a tutti i cittadini del Venezuela.

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