Meta Platforms ha venduto obbligazioni investment-grade per 25 miliardi di dollari in sei tranche, puntando tutto sullo sviluppo dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale. L’operazione arriva a soli sei mesi da un’analoga raccolta da 30 miliardi, la più grande della sua storia, e segna una svolta netta che rende evidente come il gruppo di Zuckerberg non si fida più solo dei propri flussi di cassa e ricorre sempre più al debito per reggere il ritmo e finanziare la corsa all’AI. Investment-grade è una classificazione che indica che un’obbligazione, o chi la emette, è considerata sufficientemente affidabile da un punto di vista finanziario.
Il CEO Mark Zuckerberg ha dichiarato agli analisti di avere “piena fiducia” nella decisione di aumentare gli investimenti, ma Wall Street non ha condiviso l’entusiasmo. La CFO Susan Li ha affermato: “La nostra esperienza finora è che abbiamo continuato a sottostimare il nostro fabbisogno di calcolo”, una confessione che non ha rassicurato gli investitori. Per queste ragioni le azioni di Meta sono arrivate a perdere fino al 9,5% nel pre-mercato. Parallelamente Zuckerberg ha attribuito i recenti annunci di licenziamenti previsti dalla società all’aumento delle spese in conto capitale per l’AI, rifiutandosi di escludere ulteriori tagli di personale.
L’agenzia di rating finanziario S&P Global ha confermato il rating investment-grade, ma ha avvertito che i massicci investimenti in AI stanno “iniziando a influire sui parametri creditizi” dell’azienda. Analisti hanno anche segnalato flussi di capitale circolari nell’ecosistema AI, con società che finanziano le infrastrutture l’una dell’altra, e con il rischio che, in caso di contrazione del mercato, l’effetto domino possa essere amplificato.

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