Creare un gemello digitale in grado di simulare il funzionamento del corpo di ogni paziente nel mondo, prevedere malattie rare o testare farmaci senza rischi. È la sfida di Mantis Biotech, startup newyorkese che, grazie a un mix di intelligenza artificiale e fisica computazionale, sta creando gemelli digitali del corpo umano.
Questi modelli, alimentati da dati eterogenei come cartelle cliniche e sensori indossabili, permettono di colmare il divario di informazioni che oggi limita la ricerca medica, soprattutto per patologie rare o condizioni poco documentate. “Possiamo generare dataset sintetici per casi come la stima della posizione delle mani in persone con dita mancanti, dove i dati reali non esistono”, spiega Georgia Witchel, 24enne CEO di Mantis, ex atleta e ingegnere biomedico. La piattaforma, già usata da squadre NBA per monitorare gli atleti, simula anche come prestazioni, sonno e dieta influenzino il rischio di infortuni, aprendo la strada a una medicina predittiva e personalizzata.
Il concetto di gemello digitale sta rivoluzionando anche la ricerca farmaceutica e la chirurgia. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Personalized Medicine, queste tecnologie potrebbero “inaugurare una nuova era della medicina basata sulle evidenze”, riducendo la necessità di test su pazienti reali e accelerando lo sviluppo di terapie su misura. In Italia, il progetto europeo Vital sta già sperimentando modelli multi-organo per pazienti cardiopatici, mentre aziende come Dassault Systèmes usano il Living Heart per simulare interventi al cuore con precisione millimetrica.
“L’obiettivo è passare da una sanità reattiva a una proattiva, dove diagnosi e cure sono ottimizzate prima che il paziente si ammali”, sottolinea Salvatore Fregola, esperto di sanità digitale. Gli esperti avvertono però che privacy, interoperabilità dei dati ed etica sono nodi da sciogliere. “Serve un controllo accurato: monitorare una macchina è diverso dal gestire dati sensibili di una persona”, precisa Fregola.
Nonostante questo, il mercato dei gemelli digitali in sanità è in grande crescita e si stima raggiungerà i 48,2 miliardi di dollari entro il 2026, con un +40% nell’adozione di assistenti digitali. Mantis, che ha raccolto 7,4 milioni di dollari in finanziamenti, punta ora a estendere la tecnologia alla prevenzione e ai trial clinici, con l’ambizione di “democratizzare l’accesso a una medicina su misura”.
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