Utilizzare l’AI per diagnosticare la narcolessia, il nuovo progetto di ricerca italo-giapponese

L'accordo di collaborazione è stato stretto fra la multinazionale giapponese Takeda Pharmaceutical Company e il Centro AIRI dell'Università di Modena e Reggio Emilia

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Utilizzare l’AI per diagnosticare la narcolessia, il nuovo progetto di ricerca italo-giapponese

Un accordo innovativo per combattere la narcolessia di tipo 1 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, soprattutto nei bambini. La multinazionale giapponese Takeda Pharmaceutical Company ha recentemente avviato una collaborazione triennale con il centro AIRI (Artificial Intelligence Research and Innovation) dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Lo scopo è sviluppare sistemi AI basati sulla computer vision per diagnosticare precocemente questa patologia neurologica invalidante. “L’obiettivo è utilizzare tecnologie avanzate di computer vision nell’analisi di video che ritraggono i volti dei pazienti per riconoscere ed evidenziare eventuali micro-movimenti facciali che sappiamo essere sintomi della malattia”, spiega il professor Simone Calderara, direttore del Centro AIRI.

La narcolessia di tipo 1 colpisce una persona ogni 2.000-5.000 e si manifesta tra i 10 e i 30 anni con un disturbo cronico del sonno. Uno dei sintomi principali è la cataplessia, ovvero la perdita improvvisa del tono muscolare quando il paziente prova emozioni intense. Nei bambini la diagnosi viene spesso ritardata perché i sintomi vengono confusi con altri disturbi.

Il progetto utilizzerà i dati raccolti dal team del professor Giuseppe Plazzi del Centro Narcolessia di Bologna, che ha accumulato registrazioni video di pazienti sottoposti a stimoli emotivi positivi. “Uno degli obiettivi è automatizzare con l’AI questo tipo di valutazione per supportare tanto il neurologo esperto quanto il pediatra nel riconoscere una malattia che attualmente è sotto diagnosticata nei bambini”, precisa il dottor Vittorio Cuculo, coordinatore scientifico del progetto.

Il sistema punta a creare strumenti di analisi non invasivi, senza bisogno di elettroencefalogramma o polisonnografia, permettendo il monitoraggio in ambienti meno controllati. L’AI sarà addestrata a riconoscere sintomi specifici come la ptosi palpebrale e il rilassamento eccessivo dei muscoli facciali. Un ulteriore traguardo ambizioso è valutare automaticamente anche la gravità della patologia analizzando solo i micro-movimenti del volto. Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare la diagnosi precoce della narcolessia, garantendo cure tempestive per una malattia i cui effetti accompagnano i pazienti per tutta la vita.


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