Undici data center AI alimentati a gas negli Stati Uniti potrebbero rilasciare fino a 129 milioni di tonnellate di gas serra all’anno: più di quanto produce il Marocco, un paese di 38 milioni di abitanti. È il risultato di un’analisi di Wired basata sulle stime di emissione inserite nelle richieste di permesso dai progetti di generazione di energia a gas destinati ad alimentare questi impianti. I numeri sono quelli massimi autorizzati, non le emissioni effettive garantite. Ma anche dimezzando quelle cifre, i data center in questione supererebbero le emissioni della Norvegia nel 2024.
Progetti colossali
Il caso più estremo è Project Matador, un campus gigantesco nel Texas panhandle che ha ottenuto un permesso per generare sei gigawatt di potenza da gas. Le emissioni proiettate di CO2 superano i 40 milioni di tonnellate l’anno, più dell’intera Giordania. A seguire ci sono i due impianti di xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk: Colossus e Colossus 2, entrambi a Memphis, Tennessee. Ciascuno potrebbe emettere più gas serra dell’Islanda. Il quadro è già complicato da vicende legali: la NAACP, assistita dalla Southern Environmental Law Center e da Earthjustice, ha citato in giudizio xAI per l’utilizzo di 27 turbine a metano prive di permesso a Southaven, Mississippi, usate per alimentare Colossus 2. Quelle turbine occupano 114 acri, l’equivalente di 87 campi da football, e hanno il potenziale di emettere oltre 1.700 tonnellate l’anno di ossidi di azoto, probabilmente rendendole la maggiore fonte industriale di smog dell’area metropolitana di Memphis.
Gas facile
Questa corsa ai generatori a gas dipende dal fatto che le turbine possono essere trasportate in loco e avviate quasi subito, senza dover aspettare l’allacciamento alla rete elettrica locale. Questa pratica del cosiddetto “behind-the-meter power” consente alle aziende di portare online i data center in tempi record, aggirando i ritardi delle infrastrutture e le controversie legate ai rincari nelle bollette delle famiglie. xAI, per esempio, ha completato Colossus 1 in 122 giorni riconvertendo una ex fabbrica Electrolux. Il prezzo di questa velocità lo pagano le comunità vicine: a Memphis, già classificata come “capitale dell’asma” negli Stati Uniti dalla Asthma and Allergy Foundation of America nel 2024, i livelli di biossido di azoto nelle aree immediatamente circostanti il data center sono aumentati del 79% rispetto al periodo precedente all’arrivo di xAI, secondo un’analisi dell’Università del Tennessee basata su dati satellitari NASA e ESA.
“Crazy acceleration of emissions”
Il contesto più ampio non è meno preoccupante. Secondo uno studio pubblicato su Nature Sustainability da ricercatori di Cornell, il ritmo attuale di crescita dell’AI porterebbe a immettere in atmosfera tra 24 e 44 milioni di tonnellate di CO2 aggiuntive ogni anno entro il 2030, l’equivalente di aggiungere fino a 10 milioni di automobili alle strade americane. I combustibili fossili coprono già quasi il 60% del fabbisogno elettrico dei data center a livello globale, stando ai dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Morgan Stanley stima che entro il 2030 le emissioni globali di questi impianti potrebbero triplicare, passando da 200 a 600 milioni di tonnellate l’anno. Michael Thomas, fondatore della società di analisi Cleanview che monitora i permessi a gas per i data center, ha definito questa tendenza una “crazy acceleration of emissions”. Se le aziende non cambieranno strategia di approvvigionamento energetico, l’industria AI rischia di diventare uno dei pochi settori in cui le emissioni crescono mentre il resto dell’economia si decarbonizza.
Dove sorgono i data center la temperatura del terreno aumenta in media di 2°C
Uno studio condotto Università di Cambridge ha analizzato il fenomeno…