Samsung Electronics, il più grande produttore mondiale di chip di memoria, è al centro di una crisi sindacale senza precedenti. Oltre 50.000 lavoratori sono pronti a incrociare le braccia a partire dal 21 maggio 2026, con uno sciopero generale della durata di 18 giorni.
Al cuore della disputa ci sono gli enormi frutti derivanti dal boom globale dell’intelligenza artificiale. Nel solo primo trimestre del 2026, Samsung ha registrato un aumento del reddito da chip di quasi 50 volte rispetto all’anno precedente, superando una capitalizzazione di mercato di 1000 miliardi di dollari. Eppure i lavoratori sostengono di non aver visto riflessa questa crescita nelle proprie buste paga. Le richieste del sindacato sono precise: eliminazione del tetto massimo sui bonus, allocazione del 15% del profitto operativo annuo a un fondo per i dipendenti e inserimento di queste condizioni nei contratti di lavoro.
Samsung ha risposto con un’offerta di pagamento una tantum per il 2026, rifiutando però modifiche strutturali al sistema di remunerazione. Il confronto è poi naufragato dopo una maratona negoziale di 17 ore. Come ha dichiarato il rappresentante sindacale Choi Seung-ho al Korea JoongAng Daily: “Abbiamo trascorso 16 delle 17 ore di mediazione semplicemente ad aspettare. Abbiamo dichiarato chiuse le trattative perché il management continuava a prolungare la mediazione senza apportare modifiche significative alla propria proposta”.
Nelle ultime ore è arrivata però una mossa distensiva. Samsung ha proposto di riprendere i colloqui senza precondizioni, e il sindacato si è detto disponibile a incontrarsi dopo il 7 giugno, ma senza rinunciare allo sciopero del 21 maggio. La situazione è sotto strettissima osservazione anche da parte del governo di Seul. Il primo ministro e il ministro delle finanze hanno avvertito che uno sciopero a Samsung potrebbe comportare rischi significativi per la crescita economica, le esportazioni e i mercati. Non è la prima volta che i lavoratori si fermano. Un’astensione di un solo giorno ad aprile ha già fatto crollare la produzione del reparto fonderie del 58% nel turno interessato e quella di chip di memoria del 18%, un assaggio di quello che potrebbe accadere su scala ben più ampia. Le azioni Samsung hanno già reagito negativamente, segnando un calo del 2% venerdì mattina a Seul.
Le conseguenze di un blocco prolungato andrebbero ben oltre i confini della Corea del Sud. Secondo analisti citati da media sudcoreani, le interruzioni potrebbero ridurre la produzione di memoria DRAM tra il 3 e il 4%, e quella di memoria NAND tra il 2 e il 3%. Se la fornitura di DRAM server e SSD enterprise di Samsung venisse compromessa, grandi player del cloud come Google e Amazon potrebbero subire immediati rallentamenti nei loro piani di espansione dei data center. JPMorgan stima che un’interruzione di 18 giorni comporterebbe una perdita diretta di fatturato superiore a 4 trilioni di won, circa l’1% delle vendite annuali del comparto semiconduttori.
Nel frattempo, i concorrenti come SK Hynix e Micron osservano la situazione con interesse, perché qualsiasi vuoto di fornitura potrebbe accelerare la loro conquista di quote di mercato proprio nel segmento più strategico, quello dei chip ad alte prestazioni per l’AI.

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