Samsung Electronics ha fatto ricorso presso un tribunale nazionale sudcoreano per bloccare lo sciopero pianificato dai sindacati, in quella che si preannuncia come la più grande vertenza lavorativa nella storia del colosso di Suwon. Il 93% dei 66.019 lavoratori coinvolti ha votato a favore dello sciopero previsto a partire dal 21 maggio fino al 7 giugno 2026, definito dal sindacato stesso come un “forte avvertimento” alla dirigenza. Le organizzazioni sindacali hanno risposto all’azione legale definendola una “dichiarazione di guerra”, accusando Samsung di violare il diritto di sciopero tutelato dalla legge.
Al centro della disputa c’è il divario salariale con la rivale SK Hynix. Un dipendente della divisione chip di Samsung con pari stipendio base riceverebbe bonus pari a meno di un terzo rispetto a un collega di SK Hynix. Per questi motivi i sindacati chiedono la rimozione del tetto ai bonus e un aumento salariale del 7%, mentre Samsung ha offerto il 6,2%. Seo Ji-yong, professore di economia aziendale alla Sangmyung University, ha avvertito: “Se il management resta bloccato nel passato e ignora le richieste del sindacato, le controversie potrebbero gettare acqua gelata sullo slancio degli utili di Samsung”.
Le conseguenze di uno sciopero andrebbero ben oltre la Corea del Sud, creando un potenziale impatto sull’intera catena di produzione di semiconduttori dell’azienda e aggravando i colli di bottiglia nell’offerta globale di chip per l’intelligenza artificiale, già compressa dalla forte domanda di infrastrutture. Il leader del principale sindacato Samsung, Choi Seung-ho, ha dichiarato apertamente che sono previste “interruzioni della produzione”.

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