Il tasso di disoccupazione giovanile mondiale è in aumento: c’entra anche l’AI

In un rapporto L’Organizzazione Internazionale del Lavoro dell'ONU ha evidenziato anche il rischio rappresentato dall’avanzamento dell’AI

Lavoro 13 ago 2026

3 min.

Il tasso di disoccupazione giovanile mondiale è in aumento: c’entra anche l’AI

Il mondo del lavoro per i giovani sta diventando sempre più stretto. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite, nel 2025 il tasso di disoccupazione giovanile globale ha raggiunto il 12,4%, in lieve aumento rispetto al 12,3% del 2023. Si tratta di 67 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni senza un impiego, una cifra che riflette una realtà preoccupante in un contesto economico caratterizzato da crescita debole, tensioni geopolitiche e una creazione di posti di lavoro insufficiente. L’ILO sottolinea come la situazione sia ulteriormente aggravata dalla minaccia rappresentata dall’avanzamento dell’intelligenza artificiale, che potrebbe automatizzare milioni di mansioni tradizionalmente affidate ai giovani, rendendo ancora più difficile l’ingresso nel mercato del lavoro.

La crisi non è uniforme. Mentre in alcune regioni, come l’Europa, la disoccupazione giovanile si attesta intorno al 15%, in altre, come l’Asia meridionale, supera il 20%. Secondo un rapporto dell’ILO pubblicato all’inizio di agosto 2026, la crescita economica lenta e la mancanza di investimenti nelle economie emergenti stanno alimentando un circolo vizioso. Molti giovani si trovano costretti a accettare lavori precari o sottopagati, mentre altri rinunciano del tutto a cercare un’occupazione, scoraggiati dalla mancanza di opportunità. Gli esperti avvertono che, senza interventi strutturali, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi anni.

L’impatto dell’AI sul futuro dei giovani è uno dei temi più discussi. Secondo uno studio del McKinsey Global Institute, entro il 2030 fino al 30% dei lavori attualmente svolti dai giovani potrebbe essere automatizzato. Mansioni come l’assistenza clienti, la contabilità di base e persino alcune forme di programmazione potrebbero essere affidate a sistemi di intelligenza artificiale, riducendo drasticamente la domanda di lavoro umano in settori tradizionalmente accessibili ai neolaureati. Tuttavia, non mancano le voci ottimiste. Il direttore generale dell’ILO, Gilbert Houngbo, ha dichiarato che «l’AI non è solo una minaccia, ma anche un’opportunità». Secondo Houngbo, investire nella formazione e nell’aggiornamento delle competenze potrebbe permettere ai giovani di cogliere le nuove opportunità lavorative che l’AI stessa creerà, soprattutto in campi come la gestione dei dati, la manutenzione dei sistemi automatizzati e lo sviluppo di soluzioni etiche per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

La situazione è resa ancora più complessa dalle disuguaglianze geografiche. Nei paesi ad alto reddito, come quelli dell’Europa occidentale, i giovani hanno maggiori possibilità di accedere a programmi di formazione e riqualificazione, ma nei paesi a basso e medio reddito la situazione è drammatica. Secondo la Banca Mondiale, in Africa subsahariana la disoccupazione giovanile supera il 25%, con poche prospettive di miglioramento. In paesi come il Sudafrica, dove il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli record, la mancanza di politiche attive per l’occupazione sta alimentando tensioni sociali e migrazioni verso aree con maggiori opportunità.

Cosa possono fare i governi e le istituzioni? L’ILO propone una serie di misure, tra cui investimenti in istruzione e formazione professionale, incentivi per le aziende che assumono giovani e politiche attive per il mercato del lavoro. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga. In molti paesi, le risorse stanziate per affrontare la crisi sono insufficienti, e le politiche attuali faticano a tenere il passo con i rapidi cambiamenti tecnologici. Secondo un rapporto dell’OCSE, solo il 40% dei paesi membri ha adottato piani specifici per affrontare l’impatto dell’AI sul lavoro giovanile.

Il futuro dei giovani dipende da scelte politiche coraggiose e da un impegno concreto da parte di tutti gli attori coinvolti. L’AI non è più una minaccia lontana, ma una realtà che sta già trasformando il mondo del lavoro. Spetta ora ai governi, alle aziende e ai giovani stessi prepararsi a questo cambiamento, cogliendo le opportunità che potranno emergere da una collaborazione intelligente tra uomo e macchina. Solo così sarà possibile invertire la tendenza attuale e offrire ai giovani la possibilità di costruire un futuro dignitoso e sostenibile.

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