Sam Altman, CEO di OpenAI, ha sorpreso il mondo tecnologico durante una conferenza della Commonwealth Bank of Australia a Sydney con le seguenti dichiarazioni: “Lo sviluppo e l’adozione rapida dell’intelligenza artificiale non porteranno a un’apocalisse globale dell’occupazione”. Parole che contrastano con le previsioni catastrofiche degli ultimi anni, quando molti esperti, compreso lo stesso Altman, temevano che l’AI avrebbe spazzato via milioni di posti di lavoro, soprattutto tra i colletti bianchi.
“Sono felice di essermi sbagliato — ha ammesso —. Pensavo che avremmo visto un impatto molto più forte sui lavori entry-level, ma non è successo”. Secondo i dati citati da Reuters, aziende come HSBC, Amazon e Standard Chartered hanno sì annunciato tagli (HSBC taglierà 20.000 posti, Standard Chartered 7.800), ma il fenomeno è meno drastico del previsto. Nel 2026, il settore bancario globale ha ridotto 63.282 posti (circa il 5,5% della forza lavoro per azienda), soprattutto in funzioni come compliance, reporting e customer service.
Gli esperti, però, avvertono: la transizione è solo all’inizio. Erik Brynjolfsson, economista di Stanford, ha rilevato che i lavoratori tra i 22 e i 25 anni in settori esposti all’AI hanno subìto un calo occupazionale del 16% rispetto alla media, mentre i ruoli senior restano stabili. “L’AI colpisce prima i giovani e i meno esperti — spiega Brynjolfsson —, ma non stiamo vedendo una distruzione di massa. Piuttosto, una riallocazione delle competenze”. Dello stesso avviso è Andrew McAfee del MIT, che sottolinea come il 90% dei laureati nel 2026 tema l’automazione dei ruoli entry-level, ma le aziende rischiano di “tagliare la zampa su cui camminano” eliminando proprio quei posti che formano i talenti di domani.

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