Ventimila posti di lavoro in bilico. È questo la cifra che circola attorno alla più grande banca europea, la britannica HSBC, dove il CEO Georges Elhedery avrebbe avviato una valutazione per ridurre in modo massiccio il personale nei reparti di middle e back office, ovvero quelle aree interne, lontane dai clienti, che gestiscono operazioni, controlli e processi amministrativi. Il piano, ancora in fase preliminare secondo fonti vicine alla banca, si svilupperebbe nell’arco di tre-cinque anni e punterebbe sull’intelligenza artificiale come principale strumento di sostituzione. Si tratterebbe di circa il 10% dell’intera forza lavoro globale del gruppo.
Il settore bancario nel suo complesso sta vivendo una trasformazione guidata dall’AI agentica, sistemi capaci di pianificare, ragionare ed eseguire compiti complessi in autonomia, con la promessa di rivoluzionare processi che vanno dal rispetto delle normative alla valutazione del rischio. In questo scenario, i ruoli più ripetitivi e standardizzati sono i primi ad essere nel mirino. Secondo le stime più recenti, entro il 2026 l’AI potrebbe automatizzare fino al 40% dei compiti lavorativi attuali, colpendo soprattutto impiegati amministrativi e figure operative.
Non tutti gli esperti vedono in questa tendenza un lato negativo. Un’analisi della BCE evidenzia che, allo stato attuale, l’adozione intensiva dell’AI non sta ancora portando a una sostituzione netta dei lavoratori: molte aziende stanno addirittura assumendo personale aggiuntivo per sviluppare e implementare queste tecnologie. Il caso HSBC, tuttavia, sembra segnare un cambio di passo: non più solo automazione dei processi, ma una vera e propria revisione strutturale dell’organico guidata dagli algoritmi.

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