La Cina promette ritorsioni se gli USA manterranno il loro divieto sull’importazione di robot umanoidi

Le nuove restrizioni statunitensi vietano l’importazione di robot umanoidi, quadrupedi e altri dispositivi mobili connessi di origine cinese

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La Cina promette ritorsioni se gli USA manterranno il loro divieto sull’importazione di robot umanoidi

La tensione tra Cina e Stati Uniti sale ancora di tono. Pechino ha avvertito Washington che, in caso di conferma del divieto all’importazione di robot cinesi, adotterà misure di ritorsione immediate e decise. Il provvedimento statunitense, annunciato nei giorni scorsi, vieta l’ingresso nel mercato statunitense di robot umanoidi, dispositivi quadrupedi e altri macchinari mobili connessi prodotti in Cina, ufficialmente per motivi di sicurezza nazionale. Una mossa che rischia di innescare una escalation commerciale con ripercussioni globali, soprattutto per un settore, quello della robotica, che rappresenta uno dei fronti più innovativi e strategici del prossimo decennio.

Il Ministero del Commercio cinese ha parlato chiaro. In una nota ufficiale diffusa giovedì, l’ente ha dichiarato che la Cina tutelerà con fermezza i propri interessi economici e tecnologici qualora le restrizioni statunitensi dovessero rimanere in vigore. “Non resteremo a guardare mentre le nostre aziende vengono discriminate” ha sottolineato un portavoce del ministero, senza però fornire dettagli sulle possibili contromisure. Tuttavia, fonti vicine al governo cinese hanno fatto trapelare che tra le opzioni sul tavolo ci sarebbero sanzioni mirate contro aziende USA operanti in Cina, dazi aggiuntivi su prodotti tecnologici statunitensi e possibili restrizioni all’export di componenti critiche, come semiconduttori e materiali avanzati.

Il provvedimento statunitense, noto come American Security Robotics Act, è stato presentato come una necessità per proteggere la sicurezza nazionale. Secondo le autorità di Washington, i robot cinesi potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza dei dati e delle infrastrutture critiche, data la crescente integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nei dispositivi. “I robot prodotti in Cina potrebbero essere utilizzati per attività di spionaggio o per compromettere la nostra infrastruttura tecnologica” ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione Trump, che ha chiesto l’anonimato. Tuttavia, molti osservatori del settore bollano queste giustificazioni come una copertura per proteggere il mercato interno e frenare la concorrenza cinese, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante nel campo della robotica avanzata.

Secondo dati recenti, la Cina è diventata il primo produttore mondiale di robot, con un mercato che nel 2025 ha superato i 70 miliardi di dollari. Solo nel primo semestre del 2026, le esportazioni di robot cinesi verso l’Europa e l’Asia sono cresciute del 25%, trainate dalla domanda di robot collaborativi (i cosiddetti cobot) e di dispositivi per l’automazione industriale. Ora, con il divieto statunitense, il futuro di questo settore potrebbe essere messo in pericolo. Le principali aziende cinesi del comparto, come Unitree Robotics e Fourier Intelligence, hanno già registrato pesanti cali nei titoli azionari dopo l’annuncio delle restrizioni. “Questo provvedimento è un colpo basso per l’intera industria” ha commentato un analista di Goldman Sachs a Shanghai, che ha chiesto di non essere nominato. “La Cina sta investendo miliardi nello sviluppo di robotica avanzata, e un divieto del genere rischia di rallentare anni di progressi”.

Ma quali sono i robot specificamente colpiti dal divieto statunitense? Secondo il testo ufficiale, la misura riguarda tutti i robot umanoidi, i dispositivi quadrupedi (come quelli utilizzati per la sorveglianza o la logistica) e altri macchinari mobili connessi, indipendentemente dalla loro destinazione finale. La definizione è così ampia da poter includere anche i robot aspirapolvere e i sistemi di automazione domestica, che rappresentano una fetta importante del mercato cinese.

La reazione cinese non si è fatta attendere. Oltre alle minacce di ritorsioni, Pechino ha già avviato una revisione delle proprie politiche commerciali nei confronti degli Stati Uniti, con particolare attenzione ai settori tecnologici. Fonti del governo hanno fatto sapere che verranno valutati nuovi dazi su prodotti agricoli e manifatturieri statunitensi, oltre a possibili restrizioni sugli investimenti incrociati tra i due paesi. “Gli Stati Uniti stanno giocando con il fuoco” ha dichiarato un diplomatico cinese sotto anonimato. “Se vogliono una guerra commerciale, noi siamo pronti a rispondere”.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze per il mercato globale? Gli analisti sono divisi. Da un lato, c’è chi teme un effetto domino, con altri paesi che potrebbero seguire l’esempio degli Stati Uniti e imporre restrizioni simili. Dall’altro, c’è chi ritiene che la Cina potrebbe accelerare lo sviluppo di un mercato interno autosufficiente, riducendo la dipendenza dalle esportazioni. “La robotica è uno dei settori chiave del futuro, e la Cina non può permettersi di restare indietro” ha spiegato un ingegnere del Beijing Institute of Technology. “Se gli Stati Uniti ci chiudono le porte, noi continueremo a innovare, magari con prodotti ancora più avanzati”.

Intanto, a Shanghai, dove si è appena conclusa la World Artificial Intelligence Conference, la notizia del divieto ha dominato i dibattiti. Molti espositori hanno espresso preoccupazione per le possibili ripercussioni, ma anche determinazione. “Noi continueremo a sviluppare tecnologie all’avanguardia, indipendentemente dalle restrizioni” ha dichiarato un rappresentante di DJI, azienda cinese leader nei droni e nei sistemi di automazione. “Il futuro dell’AI non si ferma alle frontiere nazionali”.

Cosa succederà ora? Tutto dipenderà dalle prossime mosse di Washington. Se il divieto verrà effettivamente applicato, la Cina ha già fatto sapere che non rimarrà a guardare. E in un mondo sempre più interconnesso, uno scontro commerciale su un settore così strategico potrebbe avere ripercussioni che vanno ben oltre i confini dei due paesi.

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