Tinubu sfida Big Tech, la Nigeria indaga sull’uso delle notizie per addestrare l’AI

L'inchiesta si concentrerà su tre filoni: abusi di posizione dominante nel mercato digitale nigeriano, lo scraping e l'utilizzo commerciale non autorizzato di articoli e l'assenza di accordi commerciali equi tra le piattaforme globali e gli editori locali
Tinubu sfida Big Tech, la Nigeria indaga sull’uso delle notizie per addestrare l’AI

La Nigeria apre un fronte inedito contro i colossi tecnologici. Il presidente Bola Tinubu ha ordinato alla Federal Competition and Consumer Protection Commission, l’autorità antitrust del Paese, di avviare un’indagine su Meta, Alphabet, X (ex Twitter) e su alcune piattaforme di intelligenza artificiale generativa operanti nel Paese. Al centro delle accuse c’è l’uso non autorizzato dei contenuti giornalistici nigeriani, sia per addestrare modelli di AI sia per pratiche ritenute anticoncorrenziali ai danni degli editori locali.

La direttiva è arrivata dopo una petizione congiunta presentata alla presidenza dalla Nigerian Press Organisation, la sigla che riunisce l’associazione degli editori NPAN, il sindacato dei giornalisti NUJ, l’organizzazione delle emittenti BON e la Guild of Corporate Online Publishers. Secondo la NPO, le grandi aziende tech starebbero minando la sostenibilità economica dei media nigeriani e violando i diritti di editori e autori. Il governo ha trasmesso l’incarico alla FCCPC tramite una lettera firmata dal ministro dell’Informazione, Mohammed Idris.

Il presidente della Commissione, Tunji Bello, ha promesso un’indagine “indipendente, trasparente e basata sulle prove“, sottolineando che il procedimento non implica alcuna presunzione di colpevolezza. Bello ha aggiunto che ogni parte coinvolta avrà la possibilità di presentare la propria versione dei fatti prima che vengano tratte conclusioni definitive.

L’inchiesta si concentrerà su tre filoni. Il primo riguarda eventuali abusi di posizione dominante nel mercato digitale nigeriano. Il secondo, più legato all’attualità dell’AI, riguarda l’estrazione, lo scraping e l’utilizzo commerciale non autorizzato di articoli e contenuti giornalistici protetti da copyright, impiegati per addestrare modelli di intelligenza artificiale generativa. Il terzo riguarda l’assenza di accordi commerciali equi tra le piattaforme globali e gli editori locali, che secondo la NPO non avrebbero mai avuto una reale possibilità di negoziare compensi.

Non è la prima volta che la FCCPC si scontra con un gigante tecnologico. Nel 2025 la Commissione aveva già ottenuto una sentenza storica contro Meta, colpevole di violazioni della legge sulla concorrenza e sulla protezione dei consumatori, incluse irregolarità nella gestione dei dati personali. La sanzione, pari a 220 milioni di dollari, è attualmente oggetto di ricorso da parte dell’azienda.

Nel comunicato, la FCCPC ha citato anche un precedente internazionale che potrebbe fare scuola. In Sudafrica, dopo un’indagine dell’autorità antitrust locale, Google ha accettato di versare ai media sudafricani circa 688 milioni di rand, pari a 40 milioni di dollari, ogni anno per un periodo compreso fra tre e cinque anni. Un modello che Abuja sembra osservare con attenzione come possibile punto di riferimento per un futuro accordo simile con gli editori nigeriani.

Il caso nigeriano si inserisce in una tendenza globale già nota. Da anni Paesi come Canada e Australia spingono le grandi piattaforme a compensare gli editori per i contenuti che generano traffico sui loro siti. La novità è l’inclusione esplicita delle piattaforme di AI generativa fra i soggetti sotto osservazione, segno che il tema dell’uso delle notizie per l’addestramento dei modelli sta diventando una priorità regolatoria anche fuori da Stati Uniti ed Europa.

Al momento Meta, Alphabet e X non hanno rilasciato dichiarazioni, e la FCCPC non ha ancora reso noti i nomi delle piattaforme AI coinvolte. La Nigeria, Paese più popoloso dell’Africa, conta circa 154,7 milioni di abbonamenti internet, numero che rende il suo mercato digitale particolarmente rilevante per le big tech.

Se l’indagine dovesse tradursi in un obbligo di negoziazione o compensazione, l’esito potrebbe diventare un riferimento per altri Paesi africani alle prese con dinamiche simili. Resta il rischio, secondo alcuni osservatori, che regole troppo rigide finiscano per colpire anche le realtà nigeriane di AI generativa più piccole, meno attrezzate delle multinazionali statunitensi.

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