L’ansia da automazione non è più un fenomeno di nicchia. Secondo un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos condotto su 4.531 adulti statunitensi, il 53% di questi teme che l’intelligenza artificiale possa togliere il lavoro a loro stessi o a qualcuno del proprio nucleo familiare.
La preoccupazione attraversa in modo trasversale età, genere e livello di istruzione, segnalando che la questione non riguarda solo i lavoratori meno qualificati o i settori tradizionalmente esposti all’automazione. Un sondaggio parallelo condotto da Mercer su 12.000 lavoratori a livello mondiale mostra che il 40% teme oggi di perdere il proprio impiego a causa dell’AI, contro il 28% di appena due anni fa. Un aumento che fotografa quanto rapidamente l’ansia da automazione sia diventata una preoccupazione concreta e quotidiana.
La paura non nasce dal nulla. Nel solo 2025, secondo la società di ricerca Challenger, Gray & Christmas, circa 55.000 tagli occupazionali negli Stati Uniti sono stati attribuiti direttamente all’AI, dodici volte in più rispetto al 2023. Tra i casi più citati, Amazon ha eliminato 14.000 posizioni dichiarando che l’AI consente strutture più snelle, mentre Workday ha tagliato l’8,5% della forza lavoro per riorientare le risorse verso investimenti in AI. Andy Challenger, esperto del mercato del lavoro e chief revenue officer di Challenger, Gray & Christmas, ha sintetizzato così la dinamica in atto: «Le aziende stanno spostando i budget verso gli investimenti in AI a scapito dei posti di lavoro. Il denaro destinato a quei ruoli semplicemente non c’è più.»
Il quadro, tuttavia, non è privo di sfumature. Uno studio del National Bureau of Economic Research su 750 CFO di aziende statunitensi stima che i posti di lavoro a rischio nel 2026 ammonteranno allo 0,4% del totale, circa 502.000 ruoli su 125 milioni, un aumento di nove volte rispetto all’anno precedente, ma ancora lontano dagli scenari catastrofici. «Non è lo scenario apocalittico che a volte si legge sui giornali», ha dichiarato John Graham, coautore dello studio.
Anche una ricerca di Gartner su 350 dirigenti globali ha rilevato che, sebbene l’80% delle aziende abbia ridotto il personale, non esiste alcuna correlazione con un maggiore ritorno sull’investimento, sollevando dubbi sul fatto che molti tagli vengano semplicemente giustificati con l’AI senza che questa ne sia la vera causa. Il dibattito, insomma, è aperto e frappone chi vede nell’AI il motore di una nuova disoccupazione strutturale e chi la considera un acceleratore di trasformazione più che di distruzione.

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