Solo il 16% degli americani crede che l’intelligenza artificiale avrà un impatto positivo sulla società nei prossimi vent’anni. Circa il 40% si aspetta conseguenze negative. Il resto oscilla tra neutralità e incertezza. Questi sono i numeri del Pew Research Center, basati su un’indagine condotta a febbraio 2025 su 5.119 adulti statunitensi, pubblicata a giugno 2026.
Il dato colpisce perché arriva in un momento in cui i chatbot di intelligenza artificiale vengono usati da metà della popolazione americana. ChatGPT è il più diffuso: il 44% degli adulti statunitensi dichiara di usarlo, una quota più che raddoppiata rispetto al 34% rilevato l’anno precedente. Al secondo posto c’è Gemini di Google con il 24%, seguito da Copilot di Microsoft (17%), Meta AI (14%), Grok di xAI (8%) e Claude di Anthropic (6%). Il 24% degli utenti li usa ogni giorno, con il 4% che li consulta quasi ininterrottamente.
Eppure la fiducia non cresce con l’uso. Un sondaggio YouGov di dicembre 2025 indica che solo il 5% degli americani dice di fidarsi profondamente dell’AI, e meno di uno su cinque si fiderebbe di un sistema automatizzato per prendere decisioni o compiere azioni in autonomia. Tra chi non usa i chatbot, l’83% dice semplicemente di non essere interessato, il 79% teme per i propri dati personali e il 76% non si fida dell’accuratezza delle risposte. Il 71% degli americani ritiene che l’AI renderà meno sicure le proprie informazioni personali. Il 67% ha poca o nessuna fiducia nei propri rappresentanti eletti per regolamentare la tecnologia.
Il quadro si fa ancora più complesso guardando ai dati demografici. Contrariamente alle attese, i giovani sotto i 30 anni sono il gruppo più pessimista in assoluto: solo il 14% crede che l’AI farà bene alla società, meno della già bassa media nazionale. Sono gli utenti più attivi dei chatbot — il 66% nella fascia 18-29 anni li usa — ma non i più fiduciosi. Gli over 65, al contrario, li ignorano quasi del tutto: il 75% non li usa affatto e non ha intenzione di iniziare. C’è anche una frattura di genere: gli uomini usano i chatbot con più frequenza, le donne esprimono preoccupazioni più marcate sull’impatto complessivo della tecnologia.
Tra i settori, la sanità è l’unico in cui gli americani mantengono una visione relativamente aperta: il 44% si aspetta effetti positivi dall’AI nella medicina. Su istruzione e lavoro, invece, i numeri crollano rispettivamente al 24% e al 23%. Il divario con gli esperti del settore è enorme: il 56% dei ricercatori e professionisti dell’AI ritiene che la tecnologia avrà un impatto molto o abbastanza positivo nei prossimi vent’anni, contro il 17% del grande pubblico. Entrambi i gruppi condividono però una cosa: la preoccupazione che il governo non faccia abbastanza.
Cosa spiega questo scollamento tra uso e fiducia? La spiegazione più plausibile è che gli americani abbiano già integrato l’AI nella routine — per cercare informazioni, per il lavoro, per riassumere testi — senza per questo convincersi che stia portando il mondo in una direzione migliore. Usare uno strumento non significa approvarne le conseguenze sistemiche. Se questa distanza tra adozione e consenso continuerà ad allargarsi, le aziende che puntano sulla popolarità dell’AI come prova della sua accettazione sociale si troveranno su un terreno molto più fragile di quanto i loro dati di engagement lascino intuire.

Le principali società AI non hanno standard di sicurezza adeguati per i rischi della superintelligenza
Tutte le grandi aziende AI presenti sul mercato non hanno…














