L’AI sta trasformando negativamente il business delle Big tech: l’opinione di Michael Burry

Secondo Burry l'indicatore più importante per valutare le aziende di AI è la capacità di trasformare gli investimenti in profitti reali

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L’AI sta trasformando negativamente il business delle Big tech: l’opinione di Michael Burry

Michael Burry, l’investitore che aveva predetto con largo anticipo la crisi dei mutui subprime nel 2008, è tornato ad esprimersi sui pericoli legati all’enorme crescita del mercato dell’intelligenza artificiale. Questa volta sostenendo che l’AI sta trasformando in peggio la struttura del business delle Big tech.

Secondo Burry, che ha già scommesso al ribasso sull’AI, il successo e il vantaggio competitivo delle Big tech si basavano in origine sulla conversione di investimenti relativamente piccoli in enormi profitti. Oggi questo schema è messo completamente in discussione dall’AI, che richiede invece enormi investimenti in hardware, data center e infrastrutture con ritorni incerti.

Il Return on Invested Capital sarebbe il parametro più importante da tenere in considerazione per valutare l’andamento dei colossi dell’AI. Si tratta di un indicatore che rappresenta la capacità di un’azienda di trasformare gli investimenti in profitti reali e redditività, un versante su cui al momento si riscontra molta incertezza all’interno del settore. C’è una differenza troppo elevata secondo Burry fra costi richiesti e redditività reale e questa, se non ridotta, nel lungo periodo può portare ad un crollo del mercato e al potenziale scoppio della bolla finanziaria dell’AI.


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