Il crollo del valore azionario di due importanti aziende statunitensi del settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale sta facendo preoccupare analisti e investitori. Giovedì 11 dicembre, le azioni di Oracle, multinazionale informatica con sede in Texas, sono crollate del 16,5% innescando una svendita di azioni nel settore tecnologico e alimentando i dubbi sui ritorni attesi dagli investimenti in AI. A seguire anche le azioni di Broadcom, multinazionale statunitense di prodotti software, sono calate del 5%.
Altri attori del fondamentali del settore tecnologico, fra cui Nvidia, AMD, Micron e Arm Holdings hanno registrato dei cali compresi fra il 3,1% e il 4,2%. Questa dinamica ha riportato in primo piano i timori sul possibile scoppio della bolla AI, recentemente sopiti ma mai del tutto scomparsi nel settore. Le paure circa lo scoppio della bolla dell’AI si basano sulla possibilità che i guadagni dell’intera industria dell’AI non soddisfino le aspettative innescando una svalutazione repentina degli investimenti e una conseguente vendita di massa della azioni tecnologiche.
Nonostante la dinamica finanziaria delle ultime ore, buona parte degli investitori e degli analisti mantiene una prospettiva positiva, rimarcando i motivi per cui vale la pena essere ottimisti riguardo la futura crescita dell’AI e attribuendo esclusivamente a Oracle la tendenza declinante che si è osservata.

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