Ucraina, le torrette IA con mitragliatrice .50 abbattono i droni Geran-5

L'aeronautica ucraina conferma che torrette robotiche con Browning calibro .50 e visione artificiale hanno abbattuto droni a reazione russi, tra cui il Geran-5. Kiev ne ha già installate 12 intorno alla capitale e ne prepara altre 8.

Difesa - Robotica 30 ott 2026

1 min.

Ucraina, le torrette IA con mitragliatrice .50 abbattono i droni Geran-5

L’Ucraina ha abbattuto droni a reazione russi con torrette robotiche guidate dall’intelligenza artificiale. Lo ha detto il 5 ottobre il portavoce dell’aeronautica Yurii Ihnat, citando tra i bersagli colpiti il Geran-5, il più veloce tra i droni d’attacco di Mosca. Kiev, secondo Business Insider, vuole ora estendere il programma a un ritmo più sostenuto.

Le torrette montano mitragliatrici pesanti Browning calibro .50 di fabbricazione statunitense. A cercare, seguire e puntare il bersaglio è un sistema di visione artificiale. Al momento ne risultano 12 attorno a Kiev, con altre otto previste nella regione della capitale. Alcune verranno piazzate sui ponti, colpiti più volte dai droni nell’ultima settimana.

La base di partenza è Sky Sentinel, la torretta ucraina presentata a maggio 2025. Ruota attorno alla M2 Browning, un’arma di oltre un secolo fa, collegata a sensori, tracciamento automatico e supporto robotizzato. Secondo gli sviluppatori può ingaggiare bersagli bassi fino a 800 km/h senza che un soldato debba puntare l’arma. Il costo è di circa 150mila dollari a torretta, e per proteggere una piccola città ne servono da 10 a 30. Un solo missile intercettore di un sistema antiaereo tradizionale costa di più.

Il motivo è la velocità. Gli Shahed a elica volano sotto i 200 km/h e Kiev ha imparato a fermarli con pattuglie mobili e droni intercettori. I Geran-5 a reazione vanno molto più veloci, e le squadre a terra faticano a raggiungerli in tempo. Una macchina che calcola la traiettoria da sola reagisce prima di un tiratore umano. Le stesse torrette montano però una mitragliatrice, e questo fissa il limite: l’efficacia contro bersagli aerei arriva a circa 1,5 chilometri. Ihnat stesso ha ammesso che la portata resta corta.

La difesa funziona quindi a macchia di leopardo. Ogni torretta protegge un ponte, una centrale, un nodo logistico. Servono molte unità, e servono dove i droni colpiscono davvero. Il vantaggio è il prezzo basso e la produzione locale, un fattore che pesa quando i russi lanciano ondate di velivoli economici.

Il passo successivo è già visibile: se le torrette reggono contro i bersagli a reazione, l’Ucraina avrà una rete fitta di armi automatiche a basso costo attorno alle infrastrutture critiche. Resta da vedere quanto spazio lasceranno gli operatori al controllo umano quando il numero di postazioni crescerà.


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