Il Giappone sta valutando l’impiego di robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale per supportare le Forze di autodifesa, in risposta alle crescenti difficoltà nel reclutamento di personale. Secondo fonti governative e del partito di maggioranza, riportate dall’Agenzia Kyodo, questi robot potrebbero essere utilizzati per pattugliamenti, supporto logistico, ricognizione e operazioni di soccorso, ma non in combattimento. La prudenza è dettata dal rischio che la tecnologia possa confondere alleati e nemici, in assenza di regole globali.
Un alto funzionario del ministero della Difesa ha sottolineato che l’AI può essere uno strumento efficace per integrare operazioni svolte da un numero limitato di persone. Il governo, guidato dall’Agenzia per l’acquisizione, la tecnologia e la logistica, avvierà ricerche e organizzerà una competizione tra robot sviluppati da aziende private e università per testarne le capacità. Entro fine anno, il Giappone intende rivedere i documenti chiave su difesa e sicurezza, considerando l’AI una leva fondamentale per rafforzare le capacità difensive. Inoltre, il ministero della Difesa ha annunciato che integrerà l’AI nella struttura di comando e testerà un satellite tattico con AI per analizzare dati raccolti nello spazio.
Il trend robotico si sta affermando rapidamente nell’ecosistema globale della difesa, ma il Giappone esclude, almeno per ora, l’uso di robot armati in battaglia. La decisione riflette una scelta pragmatica, coerente con i limiti tecnici e l’esigenza di coprire compiti ad alto rischio senza sacrificare soldati in carne e ossa. Mentre la Cina avanza con test operativi e la Corea del Sud accelera l’integrazione di sistemi robotici, il Giappone punta su soluzioni a basso rischio e ad alta efficienza, in linea con le esigenze di sicurezza nazionale

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