Google estende la pubblicità dentro AI Mode ai mercati internazionali, per la prima volta fuori dagli Stati Uniti. L’annuncio è arrivato mercoledì durante la trimestrale di Alphabet, che ha chiuso il terzo trimestre con 127,6 miliardi di dollari di ricavi, il 25% in più su base annua. Il mercato ha reagito male: il titolo ha perso l’8%.
Il motivo è nella riga che conta di più per Google. I ricavi di Search sono cresciuti del 12%, contro il 17% del secondo trimestre e il 19% del primo. Tre trimestri, sette punti persi. Philipp Schindler, chief business officer, ha detto agli investitori che Google sta portando annunci di qualità dentro AI Overviews e AI Mode a più utenti e più query, con un’estensione globale dell’attività di monetizzazione.
L’espansione tocca Australia, Canada, India, Kenya, Malesia, Nuova Zelanda, Nigeria, Pakistan, Filippine e Singapore. Negli Stati Uniti arrivano anche gli annunci multi-turno, che accompagnano l’utente lungo le domande successive alla prima. I formati si appoggiano a quelli presentati a maggio: annunci conversazionali che rispondono alle domande e raccomandazioni sponsorizzate inserite nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale. Gli inserzionisti partecipano attraverso le campagne esistenti.
Google sostiene che i primi risultati siano buoni e che gli utenti trovino gli annunci pertinenti. Sundar Pichai ha aggiunto che le ricerche crescono al ritmo più alto degli ultimi cinque anni, senza fornire la percentuale. Le query in AI Mode sono in media tre volte più lunghe di quelle tradizionali, e una su cinque coinvolge voce, immagini o documenti. L’uso quindi sale, mentre i ricavi per query dei formati classici non tengono il passo. Gli annunci nelle risposte AI servono a colmare quella distanza: più superfici pubblicitarie senza bisogno di più traffico.
Per gli editori il conto è diverso. Una risposta generata può soddisfare l’utente senza che questo visiti alcun sito, e intanto gli annunci restano visibili. Le fonti consultate non indicano come l’espansione incida sul traffico di riferimento né sui compensi ai publisher, e il confronto interno di Google tra click sugli annunci e sui risultati organici non misura i rimandi ai siti. Resta poi aperta la questione di come questi formati rendano fuori dagli Stati Uniti, dove abitudini e budget pubblicitari sono diversi.
Il banco di prova sarà nei prossimi due trimestri. Se i ricavi per query in AI Mode reggeranno, Google avrà una risposta al rallentamento. Se invece le risposte conversazionali ridurranno ancora i click verso il web aperto, la pressione si sposterà sugli editori, che dovranno decidere a quali condizioni lasciare leggere e riassumere i loro contenuti.














