L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il sistema scolastico del Regno Unito, ma il prezzo da pagare potrebbe essere l’autonomia intellettuale delle nuove generazioni. Secondo una recente indagine della National Education Union, due terzi degli insegnanti delle scuole secondarie inglesi denunciano un preoccupante declino nelle capacità di pensiero critico e problem-solving degli studenti. Il fenomeno, definito dagli esperti come “offloading cognitivo”, vede i ragazzi delegare all’AI non solo i compiti, ma l’intero processo di elaborazione logica, perdendo l’abitudine compiere lo sforzo intellettuale necessario per apprendere.
I dati rivelano inoltre una frattura profonda tra la realtà scolastica e le ambizioni politiche in materia di AI e istruzione. Mentre il governo preme per l’introduzione di tutor basati sull’AI per colmare i divari sociali, solo il 14% dei docenti sostiene l’iniziativa. Il segretario generale della NEU, Daniel Kebede, ha lanciato un monito chiaro: “Gli studenti devono essere in grado di pensare con la propria testa; questa è l’essenza dell’apprendimento”. Molti educatori segnalano che gli alunni non sentono nemmeno più il bisogno di curare l’ortografia, affidandosi totalmente a sistemi trascrizione e correzione automatici.
Nonostante i rischi, l’adozione tecnologica sembra quasi inarrestabile. Nel Regno Unito il 76% degli insegnanti utilizza regolarmente l’AI per pianificare lezioni e materiali, un aumento netto rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, nel 49% delle scuole manca ancora di una politica ufficiale sull’uso di questi strumenti.

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