Informatica in calo: per la prima volta in 20 anni meno iscritti nelle università USA

Per la prima volta in quasi vent'anni, le iscrizioni ai corsi di informatica negli atenei statunitensi sono calate nell'anno accademico 2025-26. Secondo uno studio dell'economista di Stanford Jacob Light, il calo è del 4,6% su oltre mille università e coincide con l'ascesa dell'IA generativa.

Istruzione - Lavoro 28 lug 2026

2 min.

Informatica in calo: per la prima volta in 20 anni meno iscritti nelle università USA

Jacob Light, economista della Hoover Institution di Stanford, ha pubblicato uno studio che analizza oltre 50 milioni di sezioni di corsi universitari dal 1996 a oggi, su 1.019 atenei statunitensi. Il risultato è chiaro: nell’anno accademico 2025-26, la quota di studenti iscritti a corsi di informatica è calata per la prima volta in quasi vent’anni. Nello specifico, la media per istituzione segna un -4,6% rispetto all’anno precedente. Un’inversione che interrompe un periodo di crescita prolungata e, per certi versi, anomala.

I dati del National Student Clearinghouse Research Center confermano il quadro e lo amplificano. Le iscrizioni undergraduate in informatica e scienze dell’informazione nei college quadriennali sono scese dell’8,1% nell’autunno 2025, passando da circa 659.700 a 606.100 studenti. Il dato graduate è ancora più marcato: -14%. Si tratta del calo più ripido registrato in qualsiasi disciplina almeno dal 2020. Anche a livello di singoli campus il segnale è coerente: all’Arizona State University le iscrizioni in informatica sono scese del 14% tra il 2024 e il 2025, alla Washington University di St. Louis la quota di studenti con questa specializzazione è calata del 16% in due anni. A Princeton, che per oltre un decennio ha avuto l’informatica come corso più scelto, i nuovi iscritti alla triennale sono passati da 150 a 74 in soli due anni accademici.

Il contesto conta. Tra il 2014 e il 2024, il numero di lauree in informatica negli Stati Uniti è più che raddoppiato, passando da circa 56.000 a 122.000 all’anno, secondo i dati della National Science Foundation. Il calo attuale non cancella questa crescita, ma la interrompe in modo brusco. Light è cauto sulle cause: la coincidenza temporale con la diffusione degli strumenti di IA generativa come ChatGPT è evidente, ma il suo studio non dimostra un nesso causale diretto. Il ricercatore parla di «stima dell’effetto causale dell’esposizione all’IA sulla domanda studentesca» come di un obiettivo che richiede ulteriori dati. I prossimi anni saranno decisivi.

Le ipotesi in campo sono due, spesso intrecciate. La prima riguarda il mercato del lavoro: gli strumenti di IA generativa che scrivono codice, effettuano debug e completano compiti tecnici stanno comprimendo la domanda di figure junior. Il report State of Tech Talent 2025 di SignalFire ha rilevato che i neolaureati rappresentavano solo il 7% delle assunzioni nelle grandi aziende tech, contro il 15% pre-pandemia. Le grandi aziende tecnologiche hanno ridotto le assunzioni di neolaureati del 25% nel 2024 rispetto al 2023. La seconda ipotesi tocca la percezione: un’indagine Gallup cita che il 47% degli studenti universitari ha considerato di cambiare corso di laurea per il timore dell’IA. Non è detto che lo facciano davvero, ma il dubbio cambia le scelte in ingresso.

C’è anche un movimento in direzione opposta che vale la pena osservare. Al MIT, il corso in Intelligenza Artificiale e Decision Making, lanciato nel 2022, è già il secondo più scelto del campus con circa 330 iscritti, subito dopo l’informatica tradizionale. All’Università della California, San Diego, l’unico campus del sistema UC che ha visto crescere le iscrizioni in area informatica è quello che ha introdotto una laurea in IA. Il segnale è abbastanza coerente: gli studenti non stanno abbandonando il settore tecnologico, stanno riorientandosi verso ciò che percepiscono come più solido rispetto alle pressioni del mercato. Light stesso ha osservato che «l’informatica ha storicamente avuto cicli di boom e crisi» e che molti laureati potrebbero trovare ancora valore in un titolo in questo campo. La domanda aperta è se il calo attuale sia la correzione naturale dopo anni di crescita accelerata, oppure l’inizio di una ristrutturazione più profonda del modo in cui le università formano chi lavorerà con il software.


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