Pochi giorni fa, una falla nel chatbot di assistenza di Meta AI ha permesso a gruppi di hacker di prendere il controllo di centinaia di account Instagram di alto profilo, tra cui quello della Casa Bianca dell’era Obama, del sergente maggiore John Bentivegna della US Space Force e persino di aziende come Sephora.
La tecnica era estremamente semplice. Gli aggressori avviavano una conversazione con l’assistente virtuale, fingendosi i legittimi proprietari, e richiedevano di collegare l’account a un nuovo indirizzo email controllato da loro. Meta AI, senza ulteriori verifiche, inviava un codice di conferma all’indirizzo indicato. Gli hacker, dopo aver comunicato il codice, ottenevano il reset della password e l’accesso completo al profilo. In alcuni casi, sono riusciti anche a superare anche l’autenticazione a due fattori utilizzando video deepfake generati da immagini pubbliche delle vittime.
La vulnerabilità, definita dagli esperti come un caso di “confused deputy” (un intermediario con privilegi elevati ingannato da terzi), ha colto di sorpresa Meta, che solo a inizio giugno ha corretto il problema, bloccando la possibilità per il chatbot di fornire link di reset password. Tuttavia, secondo The CyberSec Guru, esisterebbe già un nuovo exploit, ancora più pericoloso, non ancora reso pubblico. Gli account rubati, intanto, sono finiti sul mercato nero. Profili come @hey e @jowo, valutati oltre un milione di dollari, sono stati messi in vendita a cifre esorbitanti. La ricercatrice di sicurezza Jane Wong ha denunciato su X di aver subito tentativi di furto del proprio account, ricevendo richieste di reimpostazione password mai avviate da lei.
La vicenda solleva interrogativi urgenti sull’affidabilità dell’intelligenza artificiale nei servizi di supporto critici. Meta aveva esteso a marzo 2026 l’uso di Meta AI per il recupero account e la gestione password, promettendo “soluzioni, non solo suggerimenti”. Ma l’automatizzazione spinta, senza un facile accesso a operatori umani, ha trasformato il chatbot in un punto debole. Come ha sottolineato 404 Media, l’episodio dimostra i rischi estremi nel delegare funzioni sensibili a sistemi automatizzati, soprattutto quando mancano meccanismi di escalation per l’intervento umano. Ora Meta invita gli utenti a attivare l’autenticazione a due fattori tramite app o chiavi hardware e a usare indirizzi email non pubblici, ma la fiducia nei sistemi di supporto AI è già incrinata.

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