Emirati Arabi Uniti sul tetto del mondo (e altre notizie generative) | Weekly AI

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Emirati Arabi Uniti sul tetto del mondo (e altre notizie generative) | Weekly AI

Partire dall’Italia è utile per inquadrare alcune contraddizioni sull’universo AI di inizio anno. Nel suo studio sull’adozione dell’AI nei diversi Paesi del mondo, Microsoft riporta che il nostro Paese, con una percentuale del 27,8%, è quint’ultimo tra quelli a maggiore reddito (in 26esima posizione). Rispetto alla totalità dei Paesi del mondo intero, resta in una buona posizione, ma nazioni come Francia, Spagna, Irlanda e Norvegia (con adozioni tra il 41% e il 46%) la battono a mani basse, attestandosi tra le primissime posizioni e superando perfino gli USA.

Un alto livello di diffusione può condurre spontaneamente a sviluppi impattanti; si pensi alla Spagna, che sulla scia della denuncia contro xAI, approva una legge contro i deepfake basati su AI.

Sotto di noi, invece, solo Bulgaria, Finlandia, Giordania e Costa Rica chiudono la prima parte della classifica. Insomma, nonostante gli sforzi istituzionali l’Italia appare indietro. Proprio a fronte di questa faticosa diffusione è importante celebrare la prontezza pionieristica dell’Ospedale di Teramo nell’adozione di un raro software statunitense per la diagnosi di ictus. O guardare con interesse a un altro studio, che riporta come il 40% dei giovani italiani usa l’AI per informarsi sui temi di attualità. Indipendentemente dagli studi di Microsoft, l’AI in Italia è probabilmente già più endemica nella società di quanto si possa rilevare, perché è l’AI stessa a essere (in parte) endemica.

Se lo studio di Microsoft si sofferma anche sull’aumento del divario nell’accessibilità all’AI fra Nord e Sud del mondo, ampio risalto è dato al Paese che domina incontrastato per adozione AI: gli Emirati Arabi Uniti (con il 64,0%). La notizia non sorprende, il Paese è praticamente stato eletto negli anni a laboratorio di sviluppo dell’AI americana, in pratica un distaccamento statunitense. Un ruolo, quello degli Emirati, che si svilupperà ulteriormente nel corso di questo 2026.

Nella volontà di monitorare le mosse cinesi, la Penisola Arabica è una porta strategica per gli americani, in un momento caldo. Il governo Trump rafforza le relazioni con Taiwan in assetto anti Pechino e mette nuove condizioni per la vendita dei chip NVIDIA H200 in Cina; al tempo stesso un’azienda cinese addestra un modello all’avanguardia interamente con chip Huawei. Se si ottenesse un progetto di successo, segnerebbe un tassello molto significativo nell’autarchia dei chip della Cina: proprio quello che Trump vuole evitare e per cui ha riaperto il commercio dei chip NVIDIA.

Gli USA continuano a progettare febbrilmente i prossimi mesi, in un alveare di attività. L’azienda più presente è Google, che tira fuori un asso dalla manica e lancia Personal Intelligence. Introdotto da un’integrazione di alcune funzioni AI in Gmail, lo strumento è un ecosistema in grado di accedere ai dati personali collegati agli account Google dell’utente per una personalizzazione sempre più mirata. Un nuovo tassello verso un assistente AI “onnisciente” e sempre presente.

Google lancia Personal Intelligence: una nuova funzione AI per rendere Gemini sempre più personalizzato

Con il consenso dell'utente Personal Intelligence può analizzare e collegare…

Intanto Google scrive un nuovo capitolo nelle vicende legali derivanti dalle implicazioni psicologiche dell’AI. La company era stata citata insieme a Character.AI (a cui è legata da un accordo di licenza commerciale da 2,7 miliardi di dollari) da cinque famiglie americane per danni sui minori dovuti all’utilizzo di chatbot. Le cause si chiuderanno con un accordo economico. Dopo la trasformazione “pulita” di Character.AI, il tutto va nella direzione di enfatizzare un nuovo universo AI che appaia sicuro per il pubblico.

In generale la sicurezza, nelle sue varie declinazioni, sembra essere il trend di punta delle proposte AI di inizio anno. Il nuovo filone è infatti quello dell’integrazione con la sanità: dopo ChatGPT Health di OpenAI, anche Anthropic lancia Claude for Healthcare.

Ma è qui che Google inciampa rispetto ai competitor. L’azienda è costretta a limitare le risposte mediche di AI Overview, dopo che un’indagine giornalistica rileva errori e leggerezze nelle risposte.

Big G si rifà chiudendo un importante accordo con Apple. Dopo varie congetture e ipotesi, sarà ufficialmente Gemini a potenziare la nuova versione di Siri: un tassello centrale per l’evoluzione di Apple Intelligence.

Sul fronte sicurezza, xAI appare un po’ come la pecora nera. Dopo il caso della “funzione spogliante”, Grok fa un passo indietro e annuncia nuove misure per limitare la funzione. In parte è tardi: in Indonesia e Malesia il chatbot è già stato bloccato per la generazione di immagini sessualmente esplicite.

xAI sembra un outsider anche per un altro motivo, seppur meno evidente. Molte società AI (Microsoft, Meta, Amazon, Google, Perplexity e Mistral AI) diventano partner di Wikipedia nell’ambito del progetto Enterprise. Un’iniziativa che sembra una stoccata al progetto avversario di Elon Musk, Grokipedia.

L’attenzione si concentra poi sulla capacità di calcolo, in vista di mesi competitivi e cruciali. OpenAI firma un accordo triennale da 10 miliardi di dollari con Cerebras, società specializzata nella produzione di chip di grandi dimensioni. L’intenzione dichiarata è di rendere ChatGPT ancora più “reattiva”.

Anche Meta va in quella direzione e annuncia Compute, nuova iniziativa di supervisione dell’insieme globale di data center dell’azienda attraverso una struttura organizzativa e operativa su larga scala.

I moniti sui rischi dell’AI come sempre si sprecano e introducono il nuovo anno. È il caso di soffermarsi sulle opinioni di due personalità tra loro piuttosto distanti. Uno è Michael Burry, l’investitore che previde la crisi del 2008 e che già ha scommesso sullo scoppio della bolla AI. Burry torna con analisi critiche, illustrando come secondo lui l’AI stia cambiando in peggio il business delle Big Tech, con grandi investimenti per piccoli ricavi (mentre in passato il tratto fondamentale era l’opposto: investimenti relativamente contenuti per enormi profitti). Ma è soprattutto Bill Gates a illustrare timori: in una nota sul suo sito il fondatore di Microsoft evidenzia tra i rischi principali dell’AI non solo gli scossoni sociali legati al lavoro, ma anche uno più concreto e spesso sottovalutato: il bioterrorismo.

Se la sicurezza è la traiettoria scelta dalle Big Tech, obbiettivi come questo diventano primari.


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