Anthropic: chi sono i fondatori Dario e Daniela Amodei, gli italoamericani dell’AI etica

Quella dei fratelli Amodei, i creatori di Claude, è una storia di talenti complementari guidati da principi che somigliano quasi ad una missione

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Anthropic: chi sono i fondatori Dario e Daniela Amodei, gli italoamericani dell’AI etica

Fondata nel 2021 a San Francisco, la startup Anthropic si è imposta con grande rapidità come uno dei nomi centrali nel settore generativo; la società creata dai due fratelli italoamericani Dario e Daniela Amodei ha sviluppato un profilo eticamente connaturato e dalle concessioni commerciali meno spiccate rispetto a molti avversari. La loro è una storia di talenti complementari guidati da saldi principi, che somigliano quasi ad una missione.  

Italiani in California

I due fratelli crescono come italoamericani atipici nell’America di fine novecento: la loro non è una generica ‘origine’, risultano di appena prima generazione. Il padre è toscano, di Massa Marittima, la madre è americana, di Chicago. La coppia si conosce proprio in Italia, dove la madre vive tra i suoi venti e trent’anni. Nei primi anni ottanta avviene il definitivo trasferimento in America.

Risulta impossibile raccontare il percorso di Dario e Daniela senza considerare il profilo culturale della famiglia tipicamente italiano ed europeo. Le loro attitudini, scientifiche da una parte e umanistiche dall’altra, si compensano alla perfezione, creando una simbiosi efficacissima.

Un genio etico

Dario Amodei, nato 1983 subito dopo l’arrivo dei genitori negli USA, cresce come un “classico” genio della California nell’era del silicio. La sua carriera potrebbe sembrare simile a quella di molti sviluppatori o scienziati della Silicon Valley, ma analizzata sulla lunga distanza si differenzia per una coerenza intellettuale piuttosto rara in quegli ambienti.

Da adolescente già frequenta le lezioni di calcolo infinitesimale all’Università di Berkeley. Nel 2006 si laurea in Fisica a Stanford e subito dopo intraprende un Dottorato all’Università di Princeton.

Dopo gli studi, Amodei inizia a lavorare come sviluppatore part-time nel 2013. Dall’anno successivo è prima in Baidu per circa un anno, poi in Google per dieci mesi. Il ruolo è sempre lo stesso: Research Scientist. Pur trovandosi a lavorare in grosse big tech, Amodei non sembra particolarmente interessato nell’approfondire i modelli di business. Il suo interesse principale è la ricerca sull’etica e la sicurezza; in ognuno dei progetti in cui lavora in quegli anni lo scienziato mette a frutto i suoi studi di fisica applicata al funzionamento del cervello umano e contribuisce a sintetizzare alcuni degli aspetti chiave della embrionale intelligenza artificiale. Per Google sviluppa nel 2016 Deep Speech 2, uno dei primi sistemi di comprensione del linguaggio umano, che viene nominata una delle tecnologie più all’avanguardia di quell’anno al Mit di Boston.

È in questo periodo che si delinea la sua caratteristica principale: indipendentemente dal contesto in cui si trova a lavorare, il futuro CEO di Anthropic si sente prima di tutto uno scienziato e decide di non rinunciare a questo approccio.

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L’umanesimo nel tech

In parallelo, la sorella Daniela vive un percorso diverso ma complementare. Nata nel 1987, asseconda le sua attitudine per le materie umanistiche laureandosi in letteratura inglese, politica e musica all’università di Santa Cruz. Negli anni successivi alla laurea costruisce, come in molte storie tipiche degli studiosi umanistici, un percorso professionale ricco di esperienze variegate e scopre una propensione per l’organizzazione del lavoro in team. Tra il 2011 e il 2013 lavora nel mondo dello sviluppo aziendale e contribuisce a progettare la campagna al Congresso del democratico Matt Cartwright.

Soprattutto, nel 2013 inizia una carriera dentro Stripe, l’azienda americana dell’infrastruttura software per pagamenti via internet fondata dai due fratelli irlandesi John e Patrick Collison. Proprio l’atipico vertice aziendale (negli USA è raro che le aziende siano co-guidate da parenti, in particolare fratelli) le ispirerà la futura creazione di un’azienda condivisa con Dario.

È in questa società che integra per la prima volta all’approccio umanistico la comprensione dei modello di business del tech. Quando entra nell’azienda, questa è composta da circa cinquanta persone. Impara la leadership, scopre come orientare e strutturare i gruppi di lavoro in modo produttivo ed efficiente. Diventa manager, calcola i rischi, monitora gli sviluppi tecnici e arriva a guidare tre diversi team da ventisei persone. In cinque anni, anche grazie al suo instancabile lavoro e alla sua bravura, Stripe passa dall’avere cinquanta dipendenti all’averne circa mille.

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Verso l’origine dell’intelligenza artificiale

Nel 2016 Dario lascia Google e entra nella neonata OpenAI, attratto dalla vision di fondo della società fondata da Sam Altman ed Elon Musk. Come noto, in questi anni OpenAI è infatti strutturata come un laboratorio no profit, in cui lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale va di pari passo con un monitoraggio e uno studio di sicurezza etica. Amodei, per due anni, sarà proprio a capo del team che cura la sicurezza. È uno dei primi a ragionare con attenzione attorno ai rischi dei bias e a come questi si manifestino nelle reazioni dei modelli linguistici.

Nel 2018 le carriere dei due fratelli si uniscono: anche Daniela entra in OpenAI, come coordinatrice di due team tecnici. Provenienti ciascuno da un percorso professionale diverso, si ritrovano a vivere fianco a fianco il primo momento di entusiasmo ed euforia per lo sviluppo AI nell’azienda più innovativa del momento. Nei due anni successivi i loro ruoli nella società evolvono, Dario diventa vice Presidente della divisione ricerca perfezionando i suoi studi, Daniela supervisiona le funzioni tecniche di sicurezza e gestisce il team delle operazioni aziendali. Al fianco dei vertici di OpenAI (rappresentati da Altman, Mira Murati e Greg Brockman), i fratelli seguono da vicino la nascita di GPT-2 and GPT-3.

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La rottura con Altman e la nascita di Anthropic

Nel 2020, però, qualcosa si rompe tra l’azienda e il duo. I fratelli manifestano profonda preoccupazione in seguito all’investimento da parte di Microsoft di un miliardo di dollari in OpenAI. Non vogliono che l’azienda rischi di virare da laboratorio sperimentale a realtà totalmente o quasi dedita all’approccio for profit, manovrata dal gruppo commerciale tech più grande del mondo. Gli Amodei non sono disposti a rinunciare all’approccio scientifico per sposare modelli di business che reputano dannosi. Non è chiaro se il distacco con Altman avvenga con o senza tensioni, ma nel dicembre 2020 Dario e Daniela escono da OpenAI seguiti da cinque fedelissimi. Nel febbraio 2021, appena due mesi dopo il licenziamento, i due fratelli e il loro nuovo team lanciano una nuova startup: Anthropic.

La società rispecchierà totalmente la loro visione della scienza e dei modelli di business. Fin da subito Anthropic è strutturata per essere, prima di qualunque altra cosa, una startup di ricerca e sicurezza sull’intelligenza artificiale e il business sarà sempre e solo considerato al servizio di questa missione.

Claude: l’AI responsabile

Il team, che trova casa nel mezzo della città di San Francisco, si fa guidare da quelle che chiama le tre h: helpful, harmless e honest. Pubblica numerosi paper e inizia a trovare finanziamenti preziosi che raggiungono in breve tempo 1,3 miliardi di dollari. In pochi anni la startup elabora la propria versione di modello linguistico sicuro e affidabile e nel marzo 2023 (appena 4 mesi dopo il battesimo di ChatGPT) arriva Claude.

Mentre OpenAI ha già creato una grande rivoluzione di costume e gruppi enormi come Google e Meta progettano le rispettive risposte commerciali, Claude (uscito all’inizio in due versioni, una completa e una più veloce di nome Claude Instant), si ritaglia uno spazio di tutto rispetto nel panorama dell’AI generativa.

Fin da subito risulta particolarmente performante, grazie alla possibilità di memorizzare nel prompt un numero di token maggiore rispetto a quello di molti competitor. Nei mesi successivi Anthropic presenta la sua filosofia riassunta in una sorta di “Costituzione AI“: si tratta di un codice etico che racchiude i principi alla base della costruzione dei modelli AI dell’azienda. Vuole essere un impulso a scatenare un dibattito sul corretto uso dell’AI e sulle sue implicazioni.

L’anti OpenAI

I due fratelli riescono a incarnare da quel momento un profilo pubblico unico nel suo genere, che connette il mondo dell’imprenditoria tech americana alla ricerca scientifica etica. Nel marzo 2023, Dario Amodei viene invitato a partecipare ad un’udienza vaticana in presenza di Papa Francesco per discutere di etica e intelligenza artificiale.

Da un certo punto di vista la loro azienda diventa l’anti-OpenAI. Ѐ indicativo il fatto che nel novembre 2023, nel momento di massima crisi dell’azienda di Altman, quando il CEO viene cacciato improvvisamente per presunti conflitti legati proprio all’etica, alcune voci rivelano che una parte del CDA propone di chiamare Dario Amodei come CEO, oramai volto mondiale dell’imprenditoria AI “nobile”. Questi non si dimostra interessato.

Un ruolo difficile

Certo, Anthropic non è un’azienda esente da controversie. Nonostante appaia impermeabile alle smanie di commercializzazione compulsiva, il posizionamento all’apice del settore AI mondiale ne ha evidenziato negli anni alcune contraddizioni su cui i critici hanno spesso puntato il dito.

Gli osservatori ne contestano per esempio il posizionamento riguardo il tema del copyright: come per altri sviluppatori di modelli, anche Claude è stato addestrato su grandi quantità di dati trafugati dal web (o scaricati da archivi pirata come Library Genesis). In più occasioni Anthropic è stata al centro di azioni legali lanciate da class action di autori o da gruppi come Universal e Concord. Altri critici, invece, mettono in discussione la direzione di alcune ricerche interne, ritenute troppo inclini a enfatizzare tratti “umani” dell’intelligenza artificiale, con il rischio di alimentare narrazioni sensazionalistiche o antropomorfiche che possono confondere l’opinione pubblica sulla reale natura e sui limiti di questi sistemi.

Anche l’ingresso nell’ecosistema della difesa statunitense accanto ad aziende come Google, OpenAI e xAI, ha suscitato critiche. Un rapporto, quello con il Pentagono, dal quale però la società è uscita nel 2026 con un notevole ritorno mediatico positivo, in seguito al rifiuto di un contratto da 200 milioni di dollari contenente clausole considerate anti etiche.

L’ambizione di porsi come attore responsabile nel settore finisce per esporre l’azienda a un inevitabile equilibrio tra leadership tecnologica, pressione competitiva e coerenza. Ma la storia dei due fratelli italoamericani sembra muoversi con onestà nella direzione di creare davvero un’AI etica e al servizio delle persone.


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