Anthropic ha respinto l’ultimatum del Pentagono, rifiutandosi di rimuovere le misure di sicurezza che impediscono l’uso dei suoi sistemi di intelligenza artificiale per sorveglianza di massa e armi autonome. Il CEO Dario Amodei ha dichiarato che l’azienda “non può in buona coscienza” accettare richieste che “minacciano i valori democratici” e la sicurezza dei cittadini. Il Dipartimento della difesa, guidato dal segretario Pete Hegseth, ha minacciato di escludere Anthropic dai contratti militari e di etichettarla come “rischio per la catena di approvvigionamento”, una mossa che potrebbe escludere l’azienda dal mercato governativo.
La disputa, che va avanti da mesi, è esplosa dopo che il Pentagono ha chiesto ad Anthropic di accettare un contratto che prevede l’uso legittimo dei suoi modelli AI senza restrizioni. L’azienda, sostenuta da giganti come Google e Amazon, ha ritenuto inaccettabile la proposta, sostenendo che i termini contrattuali non garantiscono protezioni sufficienti. “Le nuove clausole, presentate come compromesso, sono in realtà scritte in modo da permettere di ignorare le nostre tutele”, ha affermato Anthropic in una nota. Il Pentagono, dal canto suo, ha avvertito che potrebbe ricorrere al Defense Production Act, una legge che consentirebbe di imporre l’uso della tecnologia anche contro la volontà dell’azienda.
La vicenda ha diviso il mondo tech e politico. Alcuni esperti hanno sottolineato che la disputa potrebbe segnare un precedente: “Se il governo può costringere le aziende a cedere il controllo sulle proprie tecnologie, cosa impedirà domani a un’azienda di sviluppare AI senza alcuna regola etica?”, ha commentato un analista di Foreign Policy. Anthropic ha ribadito di voler continuare a negoziare, ma senza cedere sui principi fondativi della sua missione aziendale.

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