Agli albori di internet, ad ogni Paese venne assegnato un dominio web specifico (.us agli Stati Uniti per esempio, o .uk al Regno Unito). La piccola isola di Anguilla scelse .ai. All’epoca nessuno poteva immaginare che quel codice sarebbe diventato un vero tesoro digitale.
Oggi, con il boom dell’intelligenza artificiale, sempre più aziende e privati acquistano domini .ai e l’isola, vendendoli, vive un momento di enorme fortuna economica. I costi di registrazione partono indicativamente da 150-200 dollari, con rinnovi ogni due anni. Ma nel caso di siti particolarmente richiesti, si è arrivati a cifre da capogiro. Dharmesh Shah, imprenditore tecnologico statunitense, ha speso circa 700.000 dollari per you.ai, pensando a un progetto che crea versioni digitali delle persone per svolgere compiti specifici.
Negli ultimi cinque anni i siti con estensione .ai sono cresciuti più di dieci volte, raddoppiando solo nell’ultimo anno. Anguilla, che conta appena 16.000 abitanti, ha trovato quindi un’opportunità preziosa per diversificare l’economia, tradizionalmente legata al turismo e vulnerabile agli uragani.
Nel 2024 i domini .ai le hanno fruttato circa 105 milioni di dollari, quasi un quarto delle entrate dell’isola, mentre il turismo vale circa il 37%. Il governo prevede che i guadagni salgano a 138 milioni entro il 2026, grazie ai più di 850.000 domini attualmente registrati.
L’isola, pur sotto la sovranità del Regno Unito, gode di ampio autogoverno. Londra continua a sostenerla in caso di crisi e ha appoggiato gli sforzi dell’isola per sviluppare nuove fonti di reddito, favorendo la sua autosufficienza economica.
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