L’Ucraina ha abbattuto droni a reazione russi con torrette robotiche guidate dall’intelligenza artificiale. Lo ha detto il 5 ottobre il portavoce dell’aeronautica Yurii Ihnat, citando tra i bersagli colpiti il Geran-5, il più veloce tra i droni d’attacco di Mosca. Kiev, secondo Business Insider, vuole ora estendere il programma a un ritmo più sostenuto.
Le torrette montano mitragliatrici pesanti Browning calibro .50 di fabbricazione statunitense. A cercare, seguire e puntare il bersaglio è un sistema di visione artificiale. Al momento ne risultano 12 attorno a Kiev, con altre otto previste nella regione della capitale. Alcune verranno piazzate sui ponti, colpiti più volte dai droni nell’ultima settimana.
La base di partenza è Sky Sentinel, la torretta ucraina presentata a maggio 2025. Ruota attorno alla M2 Browning, un’arma di oltre un secolo fa, collegata a sensori, tracciamento automatico e supporto robotizzato. Secondo gli sviluppatori può ingaggiare bersagli bassi fino a 800 km/h senza che un soldato debba puntare l’arma. Il costo è di circa 150mila dollari a torretta, e per proteggere una piccola città ne servono da 10 a 30. Un solo missile intercettore di un sistema antiaereo tradizionale costa di più.
Il motivo è la velocità. Gli Shahed a elica volano sotto i 200 km/h e Kiev ha imparato a fermarli con pattuglie mobili e droni intercettori. I Geran-5 a reazione vanno molto più veloci, e le squadre a terra faticano a raggiungerli in tempo. Una macchina che calcola la traiettoria da sola reagisce prima di un tiratore umano. Le stesse torrette montano però una mitragliatrice, e questo fissa il limite: l’efficacia contro bersagli aerei arriva a circa 1,5 chilometri. Ihnat stesso ha ammesso che la portata resta corta.
La difesa funziona quindi a macchia di leopardo. Ogni torretta protegge un ponte, una centrale, un nodo logistico. Servono molte unità, e servono dove i droni colpiscono davvero. Il vantaggio è il prezzo basso e la produzione locale, un fattore che pesa quando i russi lanciano ondate di velivoli economici.
Il passo successivo è già visibile: se le torrette reggono contro i bersagli a reazione, l’Ucraina avrà una rete fitta di armi automatiche a basso costo attorno alle infrastrutture critiche. Resta da vedere quanto spazio lasceranno gli operatori al controllo umano quando il numero di postazioni crescerà.