L’AI che sbarca al G7 e il timido protagonismo europeo (e altre notizie generative) | Weekly AI

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L’AI che sbarca al G7 e il timido protagonismo europeo (e altre notizie generative) | Weekly AI

La notizia più rilevante della settimana è senza dubbio la presenza di molti leader di aziende AI di rilevanza mondiale al G7 francese di Évian-les-Bains tenutosi fra il 15 e il 17 giugno. Per la prima volta, i CEO di diverse aziende AI di tutto il mondo, comprese quelle di maggiore influenza statunitensi, hanno presenziato ad una riunione istituzionale di alto calibro come il G7 su invito diretto del presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron che ha fatto dell’AI uno dei perni della sua strategia economica e politica con corposi investimenti nel settore.

L’incontro è stata un’ottima occasione per discutere di prospettive di governance sicure e chiare per mondo dell’AI e l’impatto globale di queste tecnologie. Al centro delle discussioni si è svincolato il tema della responsabilità privata e pubblica di chi guida queste aziende e la necessità condivisa di dare vita ad una governance più unita e coordinata.

I leader dei colossi statunitensi presenti, Sam Altman (OpenAI), Dario Amodei (Anthropic) e Demis Hassabis (Google DeepMind), hanno espressamente chiesto di creare una coalizione internazionale guidata dagli USA per definire regole e standard globali sull’AI. Dario Amodei di Anthropic, seduto di fianco a Macron nel pranzo collettivo, ha avanzato una proposta per arginare la possibilità che la Cina possa accedere ai modelli AI più avanzati e all’hardware critico prodotto negli Stati Uniti. Il leader di OpenAI Sam Altman, seduto invece saldamente vicino al presidente USA Trump, ha auspicato la creazione di un forum internazionale per stabilire standard condivisi e analisi imparziali sui rischi dell’AI. Non è la prima volta che questo accade. Già al vertice internazionale sull’AI, tenutosi in India a febbraio, Altman aveva sottolineato l’urgenza di regolamentare l’AI a livello globale in maniera coordinata, paragonando questa necessità a quella di regolamentazione dell’energia nucleare. I CEO di Anthropic, Google e OpenAI avevano per altro da poco firmato una lettera inviata al Congresso statunitense chiedendo regole obbligatorie per lo screening del DNA sintetico nel timore che i modelli di AI avanzati possono abbattere le barriere tecniche che finora hanno tenuto lontani i cattivi attori dalla produzione di armi biologiche.

Il contesto in cui si è svolto il G7 è stato caratterizzato da crescenti tensioni politiche fra Washington e gli alleati europei. Tensioni che sono emerse dopo la decisione del Dipartimento del commercio USA di bloccare l’accesso a solo tre giorni dal lancio ai più recenti e potenti modelli prodotti da Anthropic (Fable 5 e Mythos 5) a tutti i cittadini non statunitensi, compresi i dipendenti dell’azienda all’estero. Un limite che ha costretto Anthropic, che non può filtrare gli utenti in base alla nazionalità, ad impedire l’accesso su scala globale a qualsiasi utente. Una soluzione però è già al vaglio dei tecnici rappresentanti dei vari stati. Nella stessa sede del G7, come confermato da fonti diplomatiche citate da Reuters, è stato discusso un piano su come rendere possibile l’accesso ai modelli d’avanguardia USA alla cerchia ristretti di “partner fidati” fatta di stati e aziende alleati.


La decisione immediata e senza preavviso degli USA però ha creato una frattura e un allarme nelle cancellerie europee, ormai alle prese da tempo con un timido e lento tentativo di costruire un’infrastruttura digitale indipendente e autonoma che possa proteggere il continente dai comportamenti altalenanti e imprevedibili di paesi alleati. Questo tentativo sembra essersi concretizzato proprio nei giorni del G7 con alcune decisioni pubbliche e iniziative private in grado di rafforzare complessivamente il livello di autonomia strategica europea.

Il primo su tutti a compiere una mossa in questa direzione è stato il governo francese, che ha annunciato che la Direzione generale della sicurezza interna concluderà a breve i suoi rapporti con Palantir per quanto riguarda la gestione dell’analisi dati ai fini di sicurezza. Il contratto iniziale era stato sottoscritto fra Parigi e la controversa azienda statunitense fondata da Peter Thiel nel 2016, dopo che pochi mesi prima, nel novembre del 2015, diversi attentati terroristici ad opera dell’ISIS colpirono Parigi. Il posto occupato da Palantir sarà preso da ChapsVision, un’azienda francese fondata nel 2019 molto più piccola ma in grado di competere con il colosso statunitense. Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha spiegato la decisione ribadendo la necessità di “non dipendere più da partner capaci di chiudere il rubinetto dell’accesso” e puntare di più sulla sovranità digitale.

Sempre dalla Francia viene poi l’annuncio di OVHcloud, azienda tecnologica francese leader in Europa nel cloud computing e nell’hosting, che si appresta a lavorare per sviluppare nuovi modelli linguistici di grandi dimensioni fabbricati in Europa e creare una valida alternativa al primo fornitore di AI europeo, ovvero la francese Mistral AI. Questa eventualità non può che rivitalizzare l’ecosistema digitale europeo, in un momento in cui sempre più aziende e stati cercando di prendere le giuste distanze dagli USA per sviluppare alternative continentali.

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Ultimo ma non meno importante è ciò che viene dalla Spagna, dove il governo presieduto dal socialista Pedro Sánchez ha approvato un investimento di 719 milioni di euro per la costruzione di una gigafactory dedicata all’AI nel tentativo di riuscire così ad attrarre i fondi europei del programma InvestAI, un fondo di 20 miliardi di euro per finanziare la creazione di 4-5 gigafactory in Europa, con l’obiettivo di posizionare il continente ai vertici dell’innovazione tecnologica.


Sul versante del mercato e della competizione legata all’AI emergono gli andamenti di due grandi protagonisti statunitensi. Uno positivo, l’altro meno.

Dopo la storica IPO, SpaceX sembra non volersi fermare e continuare ad incassare risultati che entreranno nella storia. Il colosso di Elon Musk ha infatti sfiorato i 3.000 di capitalizzazione superando Amazon e Microsoft e diventando la quarta azienda più capitalizzata al mondo dopo Nvidia, Alphabet e Apple e confermando, se mai ce ne fosse bisogno, il predominio delle aziende tecnologiche nelle quotazioni in borsa. Ma non finisce qui, perché SpaceX ha anche portato a termine la sua più importante acquisizione di sempre per 60 miliardi di dollari nei confronti di Anysphere, la società madre di Cursor, una startup specializzata in strumenti di coding basati su AI.

Preoccupa invece gli investitori l’andamento di OpenAI, alle prese con l’elaborazione di una strategia per vincere la competizione con le aziende rivali, prima su tutte Anthropic. Per la prima volta dalla sua nascita, ChatGPT ha perso la maggioranza del mercato degli assistenti AI, scendendo al 46,4% a maggio 2026 secondo il report State of AI di Sensor Tower. A questo si devono aggiungere i dati riportati da The Information, che riferiscono di 3,7 miliardi di dollari bruciati dall’azienda nel primo trimestre del 2026 a causa dei costi computazionali derivanti da server, chip grafici, data center e infrastrutture per addestrare e far girare modelli sempre più potenti.

OpenAI pensa però di poter vincere la competizione con le rivali attraverso una guerra dei prezzi, offrendo quindi accessi ai suoi modelli di punta a costi più vantaggiosi e ampliando notevolmente il suo organico aziendale fino a raddoppiarlo entro la fine del 2026.

Continua invece a gran ritmo la crescita della startup fondata da Jeff Bezos Project Prometheus. La società, che ha come obiettivo la creazione di strumenti AI in grado di progettare il mondo reale e apportare una significativa rivoluzione sul piano industriale, ora vale 41 miliardi di dollari in seguito ad una ulteriore iniezione di 12 miliardi di dollari di capitale dagli investitori.


Nelle notizie AI sul lavoro dominano, ancora una volta, i toni allarmistici. E forse questa volta anche comprensibilmente. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha infatti pubblicato un rapporto che stima che in soli tre anni l’AI ha già cancellato 425.000 posti di lavoro a livello globale. La stessa organizzazione sottolinea come un lavoratore su quattro nel mondo (il 25% dell’occupazione complessiva) sia esposto al rischio di sostituzione a causa dell’AI.

E questo allarmismo viene effettivamente suffragato dalle notizie che arrivano dall’India, dove secondo alcune inchieste milioni di lavoratori stanno prendendo parte ad un programma di registrazione delle loro attività per addestrare sistemi di AI che in futuro li sostituiranno per conto di aziende come la statunitense Objectways che ricevono i dati registrati per utilizzarli per addestrare futuri sistemi di AI.

A tranquillizzare gli animi ci pensa però il fondatore di Amazon Jeff Bezos che, intervenendo alla fiera VivaTech di Parigi, si è esposto sulla sua previsione circa gli esiti occupazionali che l’AI produrrà. Non disoccupazione di massa secondo Bezos, ma carenza di manodopera sarà il risultato della diffusione della tecnologia su larga scala.


A portare l’Italia nella lista delle notizie più rilevanti ci pensa Salesforce. L’azienda statunitense di cloud computing, fresca di acquisizione della società di agenti AI Fin per circa 3,6 miliardi di dollari, investirà un miliardo di dollari in Italia sull’AI agentica nei prossimi cinque anni. Il piano comprende anche l’apertura di una nuova sede a Milano a Palazzo Missori.


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